Mia Cara Patria,
E’ da molto che volevo scriverti, poiché so che non riceverò risposta, e risposta è quel che cerco o vorrei trovare. Magari mi risponderai con il tempo, con i fatti, ma ci vorrà tempo e la mia paura è che non sarò più qui a camminare sopra di te, per conoscer questo. Non importa.
Siamo nel 2008, son passati anni da quando ti hanno unificata, son passati anni da quando non hai più un Re a governare le redini del tuo andare. Sono pochi anni però, e più pesanti, che il tuo andar spedito si è rallentato, raggiungendo a volte picchi di assoluto vuoto.
Ti stanno fermando, ti hanno bloccato quelle gambe che avevano appena sentito la bellezza del voler correre. E tu, non puoi far nulla. Avevi un piede una volta dentro quella tua forma che ricorda lo stivale. Ora quel piede par più concentrato nel tenerti lindo agli occhi altrui, senza voler togliere i sassolini, la sabbia che c’è al tuo interno. Facendoti arrancare.
Ti ricordi quando pochi anni or sono le persone di altri paesi, scrivevano di te per la bellezza che hai racchiuso? Che hai celebrato? Che ti chiamavano Bel Paese, poiché c’era bellezza, regalità, interesse, altruismo in te. Ora hai solo le rimembranze di un passato che sembra lontano, troppo lontano.
Te li ricordo io, almeno sorriderai:
Orson Welles diceva:
“In Italia per trecento anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, hanno avuto cinquecento anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù.”
Samuel Johnson diceva:
“L’uomo che non è mai stato in Italia, è sempre cosciente di un’inferiorità.”
Fanny Burney diceva:
“I viaggi rovinano ogni felicità. Non si può guardare un edificio qui dopo aver visto l’Italia.”
Ma il tempo passa anche per te. Ormai sei vista nel mondo come un punto da evitare, visto che una classe politica marcia dentro ti sta portando via da quella strada che stavi percorrendo. Non è solo colpa dei politici, ma sono i tuoi abitanti tutti. Ciechi, incapaci di vedere più in là del proprio naso, ubriachi di una televisione che mostra solo il bello, l’amorale, il senso del nulla e della pochezza mentale.
Ci conformiamo con quella scatola, e non vediamo mai fuori dalla finestra. Ci facciamo rubare le piccole conquiste per vane promesse di qualcosa di immenso.
Piango per te Patria mia, piango perchè la bellezza che ti appartiene ti viene rubata senza possibilità di riportartela. Ribellati! Svegliati e scollati di dosso questo torpore nel quale ti hanno portato. Non sei solo Calcio, il calcio non ti rende civile. Riesci ancora a risvegliare sensazioni. Riesci ancora a far nascere nel tuo grembo persone che possono cambiare il mondo, ma non riesci più a trattenerli, non te li fanno tenere. Li devi lasciare andare, e hai solo la speranza che ti ricordino per quello che sei, non per quello che ti fanno essere.
Nemmeno io son tuo figlio perfetto, però mia cara Patria, ti voglio bene. Spero che riuscirai a risvegliarti da questo torpore. I tuoi figli di domani, e se ne avrò pur io, avranno bisogno di te. Attiva.
Fammi pure aspettare per questa tua risposta.
E se il tempo che ti richiedi per darmela sarà troppo, ricordati solamente di me. Dove sarò, di certo lo capirò.
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… Non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza”Dante
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parole tenerissime e malinconiche per una paese che amiamo e che non riusciamo a ritrovare!!
potrei quotarti senza difficoltà!!!
chicca
Grazie chicca.
E grazie ancora per la visita.
[quote comment="53"]parole tenerissime e malinconiche per una paese che amiamo e che non riusciamo a ritrovare!!
potrei quotarti senza difficoltà!!!
[/quote]
Sì, l’amiamo questa nostra terra, però non la celebriamo troppo spesso. Saranno i tempi che cambiano. O altro. Dispiace solamente la deriva che stiamo seguendo.
Paolo
Ps: Anche per te, biscotti e latte?^^