
Che abbia voglia di parlare di Dante? No no. Seppure mi sia sempre piaciuto, e quel dolce stilnovismo, una lezione su Dante la lascio ai Professori e a Benigni. Ho preso questa frase in prestito per parlare del matrimonio.
Nei tempi che furono il matrimonio era un qualcosa da proteggere, il lasciarsi era quasi presa come una sconfitta, un’umiliazione. Basti pensare che un tempo la verginità della sposa era manifestata il giorno dopo con l’esposizione (assurda, ma è una mentalità passata) del lenzuolo ove si è consumato il primo rapporto. Ovvero, il sangue della perduta verginità.
Insomma, il matrimonio aveva un rispetto verso ciò che è, ed era anche una qualificazione sociale. Si era in un certo modo, più importanti e rispettati.
Magari anche a quei tempi il matrimonio era per fini di lucro, ci saranno stati casi, erano pur tempi incerti, ma mai, e dico mai, si parlava di matrimonio quasi come disprezzo. Oppure come una cosa da fare tanto per.
Dove lavoro sento mille storie di separazioni, divorzi. Dalle più banali alle più tragicomiche. Tragicomiche perché o ridi, o davvero ti metti a piangere. Il matrimonio oggi è un qualcosa che non ha più senso. Le nuove generazioni, e oddio forse anche la mia, si troveranno un mondo senza uguali prima. Un’Italia effimera. Ho vergogna per quel che lascerò, e ho paura per quel che troverò.
In televisione in questi giorni si parlava di come coppie di sposi si separassero in casa. Per quale motivo? Per agevolazioni fiscali. Io non dico che è un male assoluto, insomma, non si vive davvero di sol amore, e bontà. Ma arrivare a nullificare un matrimonio (io lo intendo sempre davanti alla Chiesa, ndr) è davvero sintomo di disperazione oppure di non fede. La fede io ce l’ho, non credo in molte cose della mia religione ma credo fermamente nei suoi cardini. E mi sorprendo di sentire questo, di matrimoni che sciamano, di insulti, di pochezza mentale, di ignoranza verso la Bibbia, divorzi, figli divisi.
Si parla tanto di proteggere la nostra Religione dalle prossime venture, e poi, se chiediamo chi era Salomone, Sansone, Giosuè, Giona, Giobbe, Golia, Dalila, non sanno, non hanno mai letto ciò che è la loro religione. Agli occhi di un altro, la nostra (religione, ndr) se vista davvero così potrebbe sembrare la religione del “Lasse Faire”. Fai quello che vuoi.
Penso che non sia questo il significato della nostra (o mia?) religione. Non voglio un fai quello che vuoi. Vorrei implicitamente un Sii ciò che vuoi.
Ma tralasciamo la Religione, che è un argomento importante e che può portare a degenerare in contrasti e pensieri.
Parlavo di matrimoni.
Diciamo che la società di oggi, i valori che trasmette, i pensieri, le leggi che ci sono, il mancar di rispetto al prossimo sempre e ben volentieri, non ci portano a comportarci meglio, poiché si vien visti come “Stupidi”, e quindi ci conformiamo alla moda, al gusto, allo spendere, al tradire, all’offendere, al mostrarci ciò che si vorrebbe essere e non ciò che si è. La tristezza è questa. E’ come se a poco a poco, ci portiamo a sfilarci l’anello e posarlo su un tavolo, decretando la fine di un matrimonio. Un matrimonio con noi stessi, la fede, il prossimo, il mondo. L’anima.

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