
Così la chiamavano i Greci, padri fondatori (per usare un americanismo) della democrazia moderna. Gli ateniesi, seppure in parte limitavano nel completo la democrazia (non vi era il voto per le donne, per gli stranieri, ndr) avevano fatto di parola virtù. La gente e i politici scendevano in nell’agorà ovvero la piazza. Ma non una piazza qualsiasi, ma quella delle città bassa, ed era centro politico, economico, culturale. Si riunivano i cittadini (escludendo come detto le donne e gli stranieri) e si parlava e discuteva, si eleggevano i magistrati, ovvero i nostri odierni parlamentari. Ovvero, per nome.
Ultimamente il concetto di democrazia è sfuggente nella mente delle persone, poiché è sfuggente anche il fatto passo dopo passo, la stessa sta perdendo basi e altro. Prendiamo vari esempi di questi giorni:
Gelmini & Co.
Dopo le sempre più frequenti manifestazioni contro questa non-riforma, o per meglio dire, per questi tagli all’università la Ministra ha “democraticamente” invitato i rappresentanti degli studenti a un confronto. Il confronto è durato, personalmente, molto poco. E poi la risposta negativa.
“No, si va avanti così”
Dato il tempo, e la celerità direi che il colloquio è stato:
-parlano gli studenti
-lei annuisce
-parlano ancora gli studenti
-lei annuisce
-lei dice no
(questa scena è una mia immaginazione, tanto per essere chiari.)
Tipo quando da ragazzi, la mamma ci parlava e noi facevamo sì con la testa. Come a dire “si si, posso tornare a giocare ora?”
Poi il concetto di manifestare deriva dal fatto che si faranno tagli sulla ricerca, che come ogni ben pensate sa, è il fulcro per lo sviluppo di un paese. Più ricerca, più sviluppo. Il problema dell’università è che sono tante, e sono tante anche perché alcune sono piccole e con pochi studenti. Se bisogna tagliare si tagliano quelle, non il tutto. Che poi ci siano sprechi è un fatto italiano. Guardate i palazzi della politica. Alcuni palazzi del centro politico nazionale, non sono nemmeno di proprietà. Sono in affitto. A prezzi assurdi. Che si tagliassero loro, invece di auspicare tagli ai poveri cittadini, con boria in aggiunta.
Confronto è democrazia, qui di democrazia ce ne era ben poca.
Manifestazione del 25 Ottobre
Può piacere o meno cosa è successo e chi ci è andato, non è affar mio e del senso del mio post. Il concetto viene dopo. Due anni fa circa, la manifestazione della Cdl (la fu casa delle libertà) fece una medesima manifestazione contro il governo Prodi. A prescindere dalla volgarità in essa presente e da un “falso” slogan : “Contro il regime”, nei giorni seguenti si sono sentite queste parole.
La manifestazione più vera e sincera, dai tempi del ’68.
Pulita.
Più di un milione di persone.
Ora, in questi giorni gli organizzatori dicevano 2,5 milioni. Oddio sembra esagerato ma da immagini e altro, erano molto di più da quelle dichiarate da altre fonti che dicevano 300 mila persone.
Visto che le manifestazioni sono espressione popolare e quindi vanno rispettate, poiché è in vigore la dignità di chi vi partecipa poiché ci crede in quel che fa, sentirsi dire dal rappresentante del nostro popolo nel mondo: “Frottole” e similari non è poi la più grande bellezza del mondo. E’ un mancato rispetto alle persone e alla democrazia in se stessa. Dipende dalla piazza, o meglio dal colore della piazza. Ah!
Pubblicità televisive.
E’ certo, RAI e Mediaset hanno perso introiti dalla pubblicità. Eppure il nostro Presidente del Consiglio, in una cena tra imprenditori esprime queste parole:
«Mi chiedo come fate ad accettare che la RAI – che vive anche grazie alla vostra pubblicità – inserisca i vostri spot dentro programmi dove si diffondono solo panico e sfiducia»: il padrone (ombra) della concorrente Mediaset si è rivolto senza peli sulla lingua agli industriali che aveva ospitato a cena, venerdì scorso, a Villa Madama. Un banale discorso da venditore di spazi pubblicitari… Ma quell’invito a cena Silvio Berlusconi lo aveva fatto in qualità di Presidente del Consiglio, preoccupato per la crisi economica: e poi lo chiamano “conflitto di interessi”.
E qui mi fermo. Lascia tutto a intendere.
Preferenze del voto alle Europee
Questo è un fatto che proprio non mi va giù. Ci hanno tolto di fatto la possibilità di scegliere noi chi deve andare in parlamento, la persona fisica intendo, già nelle votazioni nazionali. Ora ce le vogliono togliere a quelle europee. Culla e approdo per i trombati (gergo tutto politichese loro) alle politiche. Non ci sto. Saremo l’unico paese. Io non voglio essere diverso dagli altri. Voglio dare la mia preferenza.
Quindi, nel mio piccolo scriverò al parlamento europeo al fine di non accettare una simile soluzione italiana. Se devo votare per il parlamento europeo che è di tutta l’Europa unita, voglio votare come gli altri. Lo esigo, e credo sia un mio diritto. Non voglio continuare a stare in un paese che ogni 2×3 mi priva di un diritto.
Con la Gelmini sicuramente le mie tasse universitarie saliranno. Io lavorerò e prenderò gli stessi soldi, e alla fine dovrò viver ancor più di stenti perché la gente ancora non capisce che è il sistema da cambiare, la classe politica da cambiare, il senso di ciò che è giusto.
Non so. Sto male.
Mi manca il senso di questa Italia.
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