
E’ passato il decreto della Gelmini. Un taglio senza bersagli e un caotico modo di affrontare la vicenda. E’ strano, come in Italia, ciò che conti non sia il futuro ma il presente. Abbiamo vissuto per anni di rendita degli anni d’oro dell’italia, in cui il valore del nostro paese era rispettato. La Fiat, il gruppo Eni, l’enel. I fiori all’occhiello di un’industrializzazione all’italiana.
Vediamo il decreto Gelmini nelle sue parti:
Il decreto legge 137/2008 si accompagna alle misure previste nel dl 112, collegato alla Finanziaria, che prevede forti tagli agli organici e alla didattica che nel prossimo triennio puntano a far risparmiare alle casse dello stato 7,8 miliardi di euro: tra il 2009 e il 2012 verranno soppressi oltre 87 mila posti di docente praticamente in tutti gli ordini di scuole. Oltre ovviamente ai tanto pubblicizzati (e posti come la mozione di contrarietà da parte degli studenti…e qui sospiro, per la falsità di tale cosa) grembiulini obbligatori alle elementari, la reintroduzione del voto in condotta e quella dei voti in decimi. (ora ditemi come si può manifestare contro grembiulini e voto in condotta…).
Nel prossimo anno la ‘sforbiciata’ sarà più consistente (- 42mila posti), poi nel 2010 se ne elimineranno circa 25.500 e l’anno successivo poco meno di 20mila. L’interessante di questo tema è appunto, che il governa continua ad insistere che non sono licenziamenti. Deve ancora spiegare come e cosa faranno poi queste persone. Oltre al personale docente verrà tagliato il personale ATA, ovvero bidelli e similari. Per un numero di posti pari a 44.500 divisi tra direttori amministrativi (- 10mila), collaboratori scolastici (- 29mila), amministrativi e assistenti tecnici (- 4mila) tutti appartenenti al personale non docente.
Il concetto del governo è quello di portare il rapporto studenti e docenti alla media europea. Ora in Italia il rapporto è di 8,94. La fine di questi tagli sarà il 2012 ove il rapporto dovrebbe essere 9, 94.
Il fatto interessante di questo modello del governo è hanno programmato questo premeditando che il numero degli alluni rimanga pressochè invariato. Se il numero aumenterà( degli alunni) il taglio sarà minore, se il numero diminuirà sarà maggiore. Vedremo. Mi piace la politica del “forse” (ironico, ndr).
Le ore per il tempo pieno, ovvero per esigenza di ‘copertura’ del tempo pieno o comunque superiore alle 24 ore settimanali di base verranno retribuiti attraverso il fondo d’istituto integrato dai risparmi ricavati dall’applicazione della finanziaria approvata con la legge n. 133 del 6 agosto scorso.
In pratica le eventuali ore aggiuntive svolte dal ‘maestro unico’ saranno, almeno per questa prima fase transitoria, retribuite con il fondo di istituto di ogni singola scuola che il Miur provvederà a finanziare anche in base alle specifiche necessità. Speriamo in quel “fase transitoria”.
Che dire, si è parlato di referendum. Io voterò per questa abrogazione. Se non verrà abrogato, almeno avrò fatto un qualcosa per cambiare la degenerazione del mio paese.

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