Assenteismo secondo Brunetta

In questi giorni l’assenteismo è una parola che viene usata spesso e volentieri. Vuoi perché il Ministro Brunetta ormai ha installato nella mente sociale e comune questo termine, vuoi perché il dolce sapor del far nulla è sempre presente nella mente degli italiani. Mi spiego meglio, per evitare frasi o ingiunzioni. Il dolce sapor del far nulla e prendere soldi. Punto.

Prendiamo l’esempio, e mi riprometto di aggiornalo quando sarà fornita la nuova tabella, dell’assenteismo nel parlamento. Questi dati sono stati rilevati in gennaio di quest’anno. Chi era all’opposizione ora è al governo, e chi era al governo ora è all’opposizione. Oppure non vi è proprio.

La Classifica

Scorrendo la classifica dei deputati più assenti non deve, perciò, sorprendere la presenza in vetta di alcuni leader. È il caso di Silvio Berlusconi, primo tra i meno presenti della Camera, con una percentuale di assenze del 98,5%, o di Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista, quarto con il 90,18% di assenze.
Stesso discorso vale per Piero Fassino, segretario dei Ds fino alla nascita del Partito democratico lo scorso 14 ottobre e ora Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea. Tra i meno presenti di Montecitorio con incarichi politici c’è anche il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi e il segretario dello Sdi, Enrico Boselli.
Anche fra i super-assenti al Senato – in cui, in ogni caso, gli indici di defezione sono bassi – nelle prime posizioni si deve segnalare il doppio status di Domenico Nania (An), che ricopre il ruolo di presidente della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari, e così di Mario Baccini (Udc), vicepresidente di Palazzo Madama.
E gli stakanovisti? Il più presente alla Camera è il deputato dell’Ulivo Massimo Zunino, che ha saltato appena 2 votazioni, con il 99,96% di presenze. Zunino è però in buona compagnia, visto che lo scarto tra i primi dieci in classifica non raggiunge i due punti percentuali. Il più costante di Palazzo Madama è stato, invece, Salvatore Ladu (Margherita), con il 99,7% di presenze. Anche al Senato, però, la forbice tra i primi dieci è molto bassa: non raggiunge nemmeno l’1 per cento.

I gruppi

Alla Camera il partito con la media di presenze più alta è il Prc con l’80,7%, seguito dai comunisti italiani (77 per cento). A ruota segue il primo partito di centro-destra: nonostante il proprio leader, Forza Italia registra una percentuale di presenze del 75,1 per cento.
A Palazzo Madama, il primato va ai senatori di Insieme per l’Unione, con una media del 96,5%, seguiti dagli ex Ds e Margherita, che si attestano al 95,5 per cento. Per trovare il primo partito di centro-destra bisogna andare alla quarta posizione: è sempre Forza Italia, con 79,8% di partecipazioni alle votazioni.

Al senato i numeri sono alti. Bisogna anche ricordare che al senato i voti erano ridotti a 4 o 5 al massimo di scarto. Indi direi, e lo dico, palazzo madama non si dovrebbe contare in questo contesto.

Bisogna però vedere come vengono rilevati i dati, poiché camera e senato hanno diversi metodi per rilevare la presenza o meno di un loro avente diritto di seduta o “siesta” in alcuni casi.

Nel computo delle assenze sono inseriti anche i giorni di malattia, mentre a Palazzo Madama le defezioni per motivi di salute sono indicate sotto la voce “congedi”.
Ci sono, poi, da tener in conto le situazioni – e questo vale tanto per la Camera che per il Senato – dei parlamentari che hanno incarichi istituzionali: è il caso dei vicepresidenti di entrambi i rami, dei questori, dei presidenti di commissione. In alcuni casi, le assenze di tali figure sono giustificate dal ruolo istituzionale, anche se non è possibile evincere ciò dalle rilevazioni. Una precisazione meritano anche i segretari di partito, il cui doppio impegno può causare numerose defezioni, comprensibili ma, non per questo, altrettanto giustificabili come nel caso degli incarichi istituzionali.

Preso pari pari, con poche aggiunte dal sole 24 ore.

Poi, leggendo qui e là, mi è saltato all’occhio questo fatto. Nel parlamento europeo, il caro Brunetta, ha una percentuale inferiore al 50% delle presenze. Ma bravo! Complimentoni. Parliamo male degli altri e poi facciamo se non peggio, ma molto simile. (Almeno, detto da lui, uno lavora mai…)

Complimenti.

Brunetta, l’uomo che alla fine si scaglia contro bidelli, uscieri di tribunali o simili, perché poi hanno un doppio o triplo lavoro. Quando gli stessi parlamentari hanno un doppio o triplo lavoro. Però loro possono, visto che uno stipendio bello lauto se lo prendono come parlamentari, più la pensione se stanno 2, e sottolineo 2 anni seduti su quelle poltrone, più in caso una buona uscita che supera le centinaia di migliaia di euro. Che dire, poveri. Loro possono. E poi se la prende con i magistrati, che come dice un rapporto lavoro di più della media europea, e che in questi hanno hanno subito tagli del personale (-10 mila) e tagli di fondi. Complimenti.

Devo davvero pensare che, se è davvero così popolare, la mentalità italiana è facilmente sollevabile grazie al populismo. Strisciante, si forse è meglio dire, figlia di questa mentalità strisciante del nostro paese.

Forse ti interessa leggere anche qui:

  1. Il parlar facile di Brunetta.
  2. Il 2008, seconda parte.
  3. Lasciate che vengano a me.
  4. Interviste fotocopia.
  5. Pensieri Populisti.
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