
Se ne è parlato troppo, e davvero in questo caso il troppo porta ad una indigestione. Non quanto per il problema in se, delicato e fievole come un respiro, ma quanti dall’alto della loro poltrona da opinionisti sciorino giudizi e appunti opinioni su un fatto che per loro, fino a quel momento, non ha sfiorato nemmeno per sbaglio. Mi scusi il padre, Beppino Englaro, se prendo il nome di sua figlia un’altra volta. Parlo di Eluana.
Non sto qui commentare cosa è stato deciso, è un fatto, una richiesta di un padre che costituzione alla mano, chiede di staccare il sondino. Un oggetto che tiene sospesa la vita di questa donna. Incosciente e in coma da ormai sedici anni.
Ciò che leggo e ciò che sento è apportare la parola assassino al padre di questa donna. Io credo che il padre, nella sua discreta manifestazione di quel volere, sia una persona che prima di tutto ha pensato e pensato per anni, per mesi per ore intere, prima di voler proseguire su questa strada. E che stia soffrendo ora ancor di più, perché appunto non capito, attaccato e bollato come figliacida. Non esiste come parola, ma non esiste nemmeno il fatto che io possa entrare nella mente altrui e capire il senso di ciò che questo padre vuole. Non sono nemmeno padre io, sono figlio. E come figlio, so per certo, cosa significhi per un genitore vedere e conoscere la morte del proprio sangue. Mio fratello, è morto, e colgo cose che si nascondono dietro gli occhi una volta fieri e forti di mio padre. Dolore e lacerazione, e una sequela di se e ma, che lo accompagneranno fino alla fine, o fino a che il cervello gli permetta la lucidità che ha ora e che spero perduri nel tempo. Dicasi lo stesso con mia madre. Lei più “carnale” e che il sentimento di smarrimento, e quelle lacrime che scivolano dicendo “ma perché” era ed è, negli occhi miei. So cosa vuol dire, da occhi di figlio. Da padre, nel senso interno, davvero non so. E non mi metto neppure ad immaginare, poiché immagine è un pensiero proprio. Rispecchia il nostro essere. Non quello di una persona a noi sconosciuta.
Capisco la Chiesa, la capisco fino alle sue viscere. Capisco quella innata, e speriamo permanga, voglia di far vivere tutto e tutti. La capisco. Ma non capisco il voler imporre la sua idea. Fede è credere. Non è imposizione. Altrimenti non è religione non è libero professione di un sentimento verso ad una divinità. Io sono cattolico, credo in Dio. Non lo capisco sempre, ma leggo la bibbia. Ha lasciato agli uomini il libero arbitrio. Decidete voi, sappiate che però, alla fine, ogni vostra azione comporterà un qualcosa. Azione/reazione. Ma io, posso capire. Devo. Come tutti, bisogna saper capire cosa si ha di fronte. Altrimenti, non si riuscirà mai ad instaurare un rapporto di fiducia. Premetto che comunque, la Chiesa, a volte interviene in certi concetti e basi, che non gli sono propri. Uno stato, deve accogliere più pensieri, e limitarli in alcuni casi. Se si impone la visione di uno, non è vera democrazia. Diventa un qualcosa di simile, che si avvicina a. Non è questo. Vi è il diritto dell’uomo di fare (fino a che non intacca un altro uomo) quello che vuole, senza limitazioni di alcun genere. Al massimo si può fargli cambiare idea, parlandoci, mostrando esempio. Imponendo qualcosa, è come esautorare la persona di un diritto, cosa che non è empiricamente accettabile.
Ma non è tanto la Chiesa, ora a darmi quel lieve fastidio al petto. E’ quanto taluni signori che parlano e dicono frasi come :” questa è la volontà di Dio”. Ecco. Questa. Lo dicevano anche gli inquisitori, mentre mandavano al rogo donne anche perché sapevano cucinare bene con poche spezie. Ma io dico, e penso: questa è idolatria. E’ mettersi in bocca il pensiero di Dio. Ed è anche questo, il dire qualcosa pensando che lo dice pure il Signore. Insomma mi sostituisco a Lui, ne professo pensieri ed opere. Divento Profeta o Dio stesso. Come si permettono di dirlo e farlo? Eppure nessuno dice nulla. Si continua a puntare il dito contro il padre della ragazza.
Sta scritto nella nostra costituzione. Che si erge a noi, che è repubblicana e laica. E non è privilegio di pochi. E difensore di tutti. Se lo Stato ha 10 medici obiettori, deve averne almeno uno che copra questa mancanza. Perché è diritto di ognuno di noi. Questo fatto di Eluana non comporta un obbligo futuro per tutti. Comporta solo ad una decisione che deve spettare a me, a te che mi leggi, e a quello che non verrà mai qui. E ribadisco, io amo la mia religione, non dico nulla contro chi professa ciò in cui crede. Io dico solo, che chi non ha contesto di parlare, è meglio che stia in silenzio. Perché, se si ricordano bene, queste persone che giudicano e parlano a nome di Dio, il figlio di questi disse: “ non guardare la pagliuzza nell’occhio altrui, quando nel tuo vi è una trave”.
C’è amarezza in tutto questo. Perché si parla e si parla. E nessuno ha mai parlato con il padre, sul perché si è spinto a questo. Sul perché…
E scusatemi.
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Commenti (2) »
io ritengo che i buoni cristiani, come i buoni praticanti di ogni fede, ora come ora possano solo pregare per quella ragazza e quel padre, le altre persone dovrebbero limitarsi a tacere, motivo per cui non ho affrotnato questo tema, che pure ho seguito con attenzione sul mio blog
Ho una mia idea, non la dirò, voglio semplicemente mantere un po’ di rispettoso silenzio
[quote comment="170"]io ritengo che i buoni cristiani, come i buoni praticanti di ogni fede, ora come ora possano solo pregare per quella ragazza e quel padre[/quote]
Concordo pienamente con te.
Il mio non era un pensiero totalmente personale, era una immersione nei fatti successi e su come si rispondeva. Magari, forse, anche senza volerlo ho lasciato capire cosa penso. Ma non l’ho detto a chiare lettere.
Grazie Sho. Un abbraccio.