Mi son chiesto…

Ieri, con viva emozione, ho superato per la prima volta la soglia delle novemila visite. E’ un caso, e non ci spero in futuro. Di solito le visite alla mia finestra sul mondo si attestano a numeri ben più miti e umili. Però mi ha dato la possibilità di capire la generosità dell’offerta “Blog” come ponte di lancio e di confronto.

Nei vari commenti del mio ultimo post, ho potuto raccogliere testimonianze e dimostranze. Non finirò mai di ringraziare chi ha lasciato il proprio contributo, seppure non possa amare e apprezzare certi risvolti. Prima di tutto ho notato, che è facile, o forse è meglio dire, troppo facile arrivare ad usare parole di dileggio e offesa. Offese comuni che stanno nel gergo dei nostri tempi, e offese “storiche” che riguardano colore della pelle e della religione. Ciò mi ha portato a un deprimente pensiero. La forza, non è solo questione di muscoli, ma anche bullismo in atto di parole. Si cerca con forza di sovrastare l’altro pensiero, annullando di fatto il concetto base e diritto sociale, della libertà di parola. L’offesa, da quel che posso aver capito, è l’ultimo stadio che una persona usa per convincere l’altra persona. Forse, esasperato, lo rende necessario per far capire il proprio senso, il proprio dissenso e il proprio io. Ottenendo solamente il contrario di ciò che cerca. Purtroppo poi però esistono anche offese perpetrate per incondizionato volere di credere in ciò che si dice, definendo a priori tutto ciò che non è assimilabile a no una eresia. Incorniciando l’offeso pure di appartenenze politiche che nemmeno potrebbe pensare. Usando un linguaggio non proprio, ma puramente fotocopiato da dichiarazioni di esponenti del proprio essere politico. Non parole proprie, ma usate pari pari da altri, magari in un contesto simile ma di certo non eguale.

Ciò che però mi ha profondamente colpito, è come un post che parlava di un argomento ben definito, venisse spostato ad un altro con lenta ma efficace deriva. Parlavo della frase della Carlucci, e si è finiti a parlare ancora, di Brunetta e della sua frase contro i fannulloni. Non che l’argomento non mi sia piaciuto leggere e affrontare durante i commenti, dove molti avevano ben più titolo di parlare, ma non era quello che pensavo e volevo.

La frase detta Carlucci, credevo (ormai) potesse smuovere tutte le persone a pensare su come siamo governati, senza per forza giungere a distinzioni di Sinistra o Destra. E’ come se effettivamente il paese non fosse così unito, spaccato non solo politicamente, ma anche mentalmente. Si sono create due forme di Italiani. Non darò nome a queste due fazioni, perché per me rimangono il Popolo Italiano. Ma mi preoccupa.

Perché mi preoccupa?

Mi preoccupa per il semplice fatto, che in un paese non coeso (nemmeno contro una frase che porterebbe indignazione in altre parti del mondo) è molto più facile tenere a bada, facendolo commentare fra loro e lasciando libero il campo al fare politico dei nostri politicanti. Forse, lo spero, ci accorgeremo delle cose quando sapremo noi stessi, prima dei politicanti, scendere a compromessi, e a osservare certi comportamenti e certe leggi, con occhio libero ed esterno all’ammontare di frottole e frasi che essi ci propongono.

Se ritorno ai tempi, o meglio agli scritti dell’Italia in pieno scossone “Mani Pulite” lì la gente, anche di altre fazioni, spesso agli antipodi, gridava e voleva la stessa cosa. Scoprire chi rubava a tutti loro. Si sentivano colpiti tutti, chi li ha votati, chi non li aveva votati. E il nemico erano chi li rappresentava, non chi li aveva votati. Erano visti per quel che diceva e facevano.

Oggi? Oggi no.

Perché? Non lo so. Non lo so davvero.

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