
E’ colpa nostra. Dobbiamo capirlo. La crisi è colpa nostra, tutti noi. Se l’Italia va male,è perché siamo noi che non consumiamo. Siamo noi che non spendiamo più molto, siamo noi che non usciamo più a spendere per andare al ristorante, siamo noi che non compriamo più maglie, maglioni, pantaloni a volontà. E’ colpa nostra, e facciamoci il “mea Culpa”. Mettiamo le ceneri sul capo, ed espiamo le nostre colpe.
Ecco, è questo che si può evincere dal concetto espresso dal Premier in questi giorni. E devo dire, non sbaglia. Usa una tattica giustamente provata, riversare la colpa su tutti noi, assolvendosi e assolvendo tutta una classe dirigente. Ma è normale. E’ giusto il concetto, è sbagliato il modo di dimostrarlo. Non è che Berlusconi sbagli nell’infondere una visione più rosea di quello che effettivamente è, ma non si può di certo cristallizzare questo momento, senza mostrare che effettivamente non va tutto così bene. Le parole son facili, da che epoca e epoca, il ricco è sempre ricco se c’è crisi o meno. Leggendo i Promessi Sposi, si capisce la mentalità di un popolo affamato che alla lunga vuole e ritiene d’obbligo che lui possa usufruire dello stesso diritto di vivere con dignità del ricco. Erano altri tempi. Peccato. E peccato lo dico perché se effettivamente il povero non avesse nulla, ma proprio nulla, niente gli impedirebbe di scendere in piazza e volere uno stato più rigido e meno spendaccione, che non si impunti a salvare sempre i soliti noti. Però ha una famiglia, una casa, magari ha il mutuo, magari ha un finanziamento. Se non paga, perderà anche il poco. Se non lavora, non prenderà i soldi, se perde tutto perderà l’orgoglio, l’essere uomo, marito o essere donna e moglie.
E’ giusto il messaggio, ma è sbagliato il modo di affrontarlo.
La flessione della spesa è derivata da una incapacità manifesta dei vari governi a prendere provvedimenti per impedire la perdita di soldi. Pensiamo al fatto che molti soldi provenienti dalla comunità europea vengono trasferiti al sud. Eppure il sud, con questa virulenta valanga di denaro non si è rialzato minimamente. E’ un fatto che conosciamo ormai da tempo, ma sarebbe anche ora di estirpare questo fatto, dalla radice. Se si vuole si può fare.
Pensiamo alle spese dei palazzi del potere nazionale. Sono esagerati, dipendenti sopra dipendenti che lavorano spesso anche in nero, e che nel bar loro interno non emettendo nemmeno scontrino fiscale. Cosa vogliono? Perché chiedono ancora sacrifici? Ci vogliono dissanguare?
Prendete l’esempio anche della riapertura dei voli di stato per ministri e company. Serviva? Non era una spesa che poteva essere benissimo tolta? Abbiamo visto, che prima o poi, se ne abuserà per fare contento il figlio, l’amico, il nipote l’amante. Eppure serve. E vabbhè. Anche a me serve risparmiare, visto che con tasse e tutto, mi portate via la metà dei miei soldi, o lì vicino. Però se risparmio non spendo.
Serviva salvare Alitalia? Salvare poi. Hanno messo in cash 400 milioni, qualcosina in più. 400 milioni. Non è questo svendere? A 16-18 gruppi. Molti dei quali con problemi giudiziari. Ma a chi la volete dare a bere?
Tornando ai voli di stato, serviva che i calciatori del Milan, per far sorpresa a Lula si servissero di questi voli pagati da tutti? Non prendo già tanti soldi? Dobbiamo pure fargli la carità? Serviva poi questa sorpresa? Non credo. Eppure si fa.
Eppure è colpa nostra. Andiamo a confessarci. E’ colpa nostra se tutto va male. E’ colpa nostra se i politici, ad ogni legislatura, lamentano che i soldi che prendono sono pochi, e che magari hanno pure il doppio lavoro, e che dopo pochi mesi prendono la pensione, e che hanno aereo, bus e sgravi fiscali per case. Poverini. Ma la colpa è nostra, che con 1000 euro, 1100, 1200 euro, dobbiamo pagare casa, cibo, acqua, figli, mutuo, rate. E dobbiamo anche spendere di più.
E’ giusto il messaggio, ma sbagliato il modo di affrontarlo.
E’ normale che un governo chieda sacrifici, che promette che non toccherà salari e risparmi, poi deliberi leggi che non favoriscono il lavoratore dipendente?
Non lo sapete?
Approfittando della conversione in legge di un decreto che riguarda sostegni ad alcuni settori, il Pdl ha presentato e approvato, (141 sì, 101 no e 1 astenuto) un emendamento “voluto dal governo” che stravolge la normativa esistente per i lavoratori di tutte le aziende in amministrazione straordinaria. Si sopprime il diritto alla conservazione del posto di lavoro, in caso di cessione di ramo o di parte d’azienda. (decreto legislativo 8 luglio 1999 n. 270). In pratica, ora l’operaio dovrà presentarsi individualmente dall’imprenditore con il cappello in mano per antere il proprio posto di lavoro. Speriamo ancora un volta dell’Europa, visto che essa ha in se un regolamento per queste dispute.
Ecco, questo è quello che ci dicono. Spendete, spendete. Magari indebitatevi di più. La colpa è vostra.
E’ giusto il messaggio, è completamente ignobile il modo di affrontarlo.

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