L’acqua bene comune? O di pochi? Di pochi credo.

Poi Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così fu. [Genesi 1:9]

Poi arrivò il profeta Tremonti e per volere del suo signore (il minuscolo è quasi d’obbligo) decise che l’acqua doveva essere di uno. Un privato e non di tutti. Della comunità.

Passata in sordina, e pure io non lo sapevo se non ieri attraverso una segnalazione, l’Italia (poiché il governo esprime il volere popolare, ironico ndr) ha deciso che il bene comune che fa crescere le piante, che disseta le mandrie e gli animali tutti, che tiene in vita l’uomo, deve essere in mano a pochi. A privati. Un bene comune, che senza il quale la vita in questo mondo non esisterebbe, deve essere frutto di introiti e soldi per la singola persona o per meglio dire, per società a responsabilità limitata, ovvero di pochi. L’Oligarchia dell’acqua.

Già scrissi in passato su questo fatto, come la penso su certe privatizzazioni che non comportano il bene naturale di tutti, ma come volevasi dimostrare è meglio cedere tessuti del sociale a società e persone che vedono un bene comune come una fonte di soldi. Anche perché se possiamo far meno di un telefonino (forse, vedendo i tempi che corrono, ndr) di una televisione, di un vestito di marca, di un paio di scarpe all’ultimo grido, di un’uscita al ristorante, di un aperitivo con gli amici, di una gita, di una vacanza, dell’acqua proprio non possiamo far a meno. E quindi ovviamente, di certo e con convinzione, si pagherà per poterla avere, seppure il prezzo possa essere caro o meno. Seppure sia un bene comune.

Bene, questa è l’Italia che vuole dare al singolo o ai pochi, la possibilità di lucrare, anche se ben consapevoli che spesso, in un paese come il nostro la privatizzazione non è fucina di “concorrenza” vedasi la telefonia mobile, vedasi la televisione, vedasi tutto il resto. Come dimostrano certe testimonianze. Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori. Tipo le proteste nei paesi in via di sviluppo.

Una delle scusanti:


“l’acqua è un diritto, ma sempre più i diritti hanno costi che la finanza pubblica non può sopportare e diventa necessario ricorrere a soluzioni manageriali, ovvero alla privatizzazione dei servizi idrici”

C’è anche da dire che alla fine tutti i governi mondiali spendono soldi nel campo militare, e non sono certo piccole dosi di denaro, sono ingente quantità che potrebbero alla fine rendere pienamente pubblica l’acqua, come deve essere. Ma, la guerra è guerra, e l’acqua deve divenire agli occhi del mondo non un bene comune, ma un bene economico.

Nel marzo del 2006 il Parlamento europeo ha sancito all’unanimità il diritto all’acqua, ma i limiti della sua azione sono risultati evidenti pochi giorni dopo, al quarto Forum Mondiale dell’Acqua di Città del Messico. In quest’occasione, sede infatti, la Commissione europea venne incaricata di trasmettere la risoluzione del Parlamento, ma la Conferenza Interministeriale a conclusione del Forum la ignorò totalmente, affermando che l’acqua era, appunto, un bene economico.

«Sa che cosa ha risposto la Commissione ai parlamentari europei che le chiesero spiegazioni? Che i suoi membri avevano il mandato del Consiglio dei Ministri dell’Unione, favorevole in maggioranza alla liberalizzazione dell’acqua!»

E qui parla Riccardo Petrella, 67 anni, professore, consigliere della Commissione europea, fondatore dell’Ierpe e militante del diritto all’acqua.

Comunque vi riporto parti dell’articolo che in Italia appunto, rende fattibile, anzi invoca, la privatizzazione, per inciso Legge 6 agosto 2008, n. 133

  • 2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità.

  • 5.Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.

  • 10d. Armonizzare la nuova disciplina e quella di settore applicabile ai diversi servizi pubblici locali, individuando le norme applicabili in via generale per l’affidamento di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonché’ in materia di acqua;

Per leggerlo per intero andate Qui.

Che dire, la cosa è passata sotto gli occhi di tutti. C’è da dire che forse il merito è anche del PD, visto che la norma è passata anche grazie al voto del Partito Democratico. Non so perché, ma ormai mi sono perso d’animo nel capirli. Davvero forse, non c’è differenza.

Sto vomitando e soffocando al tempo stesso. Sto soffomitando.

(frase rubata a Scrubs, questa sopra. Si ride, per non piangere. Non vorrei che mi privatizzassero pure le lacrime per desalinizzarle).

Ps: nella barra laterale del blog, c’è un sondaggio. Non vi obbligo a rispondere, ma è per farmi un’idea sul pensiero generale. Vi ringrazio.

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About Le Favà

Scrivo per diletto e per mettere nero su pixel i miei pensieri. Egoista e altruista. Amo dormire, mangiare e perché no fare sesso. Credo fermamente che l'uomo deve essere capace di guidare un trattore e deve avere un'ottimo rapporto con il bagno.
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