La Crisi del Piano anti-crisi.

Come volevasi dimostrare. Il premier all’inizio della conferenze stampa per la presentazione del piano anti-crisi, ha detto:

“Siamo i primi. Siamo stati i primi”.

Primi, certo. Ma non sempre i primi prevalgono per qualità dei fatti e delle misure. E’ sconcertante. Insomma, un piano anti-crisi che per certi aspetti potrebbe portare ad una lieve aggravante sulla crisi stessa.

Siamo parte del G8, siamo uno dei paesi più ricchi al mondo e per affrontare una delle peggiori crisi mai avvenute negli ultimi anni in Europa e nel mondo, noi mettiamo sul piatto la bellezza di 6,3 miliardi di Euro. Ecco il gruzzolo che Tremonti e compagni (eufemismo, ndr) hanno tirato fuori dal cilindro di Stato. La cosiddetta Economia Creativa. Basti pensare che un paese emergente, come la Polonia, di certo non forte nel mondo pone sul piatto una valenza di 24 miliardi di Euro. I paesi son diversi certo, però fa capire come nella grandezza il nostro Paese è strutturato assai male, è come una tubatura che perde acqua. Si perde in efficienza, e si perde in risparmio. Scivolano soldi, come scivola l’acqua nel lavandino.

I 150 milioni che Tremonti ha messo nel piatto per garantire l’accesso al credito delle Piccole e Medie Imprese (Pmi) sono stati tolti e rigirati dal fondo per la finanza d’impresa, costituito nel 2007 da Bersani per (appunto) garantire l’accesso al credito delle Pmi. Fantastico, si è preso una cosa vecchia per poi impacchettarla con una carta luccicante e presentarla alla stampa con seguito di trombettieri e trombati.

Tremonti poi aveva, ha, deciso una riduzione del 3% dell’acconto Ires e Irap da pagare questo dicembre. Insomma una normale dilazione del pagamento. Però leggendo bene il piano si capisce che la maggioranza delle imprese non potrà farne uso. Se davvero le Pmi sono l’ossatura di questo paese, esse proprio esse non potranno mai vedere questa riduzione, visto che a goderne saranno le società di capitali. Non che sia male, però estenderle a quelle miriadi di aziende piccole o medie, che danno e rigenerano lavoro per milioni di persone sarebbe stata una cosa giusta. E poi, a dirla tutta, le grandi imprese hanno meno problemi di liquidità. E ancora trovo strana quella frase di Tremonti: “Combattere i poteri forti”. Una lotta all’ultimo sangue da quanto vedo.

Al contempo però le società di capitali non saranno contente con il senno di poi, visto che nel futuro più prossimo dovranno versare il dovuto all’erario in una data non meglio precisata. Poiché il decreto resta molto nel generico:

“compatibilmente con il quadro della finanzia pubblica”.

Spiegazione eccellente.

I soldi per gli ammortizzatori sociali ai lavoratori privi di tutele e che perderanno il posto, sono 54 milioni. I quali vengono e provengono da un precedente fondo per gli ammortizzatori sociali e altri 150 milioni arrivano invece dalle risorse destinate alla formazione professionale. Comica. Di fatto essa è utile (la formazione professionale) a riportare nel lavoro chi ne è stato espulso.

Possiamo anche guardare con il binocolo agli investimenti delle imprese per la ricerca. Nel governo precedente grazie al credito d’imposta automatico per la ricerca le aziende erano certe di recuperare fino al 40% dell’importo fino ad un massimo di 50 milioni. Invece ora non è sicuro, le imprese devono investire in ricerca e prenotarsi (tipo numeretto supermercato) velocemente per il recupero, se non finisco le risorse, saranno soddisfatte. In tutto il mondo si finanziano le ricerche l’Italia invece no.

Mandiamo anche una cartolina agli investimenti delle famiglie in ristrutturazioni edilizie attente all’ambiente. Prima esisteva uno sconto fiscale del 55%. Ovvero più della metà. Si risparmiava per il risparmio energetico. Ora invece lo sconto è sceso al 36% degli importi fino a 48 mila euro rimborsabili in 10 anni.

Facendo due conti, se io spendessi 100 mila euro in edilizia eco-compatibile, certo di recuperarne almeno 17 mila, ora mi ritroverei ad avere il rimborso di una somma inimmaginabile. 1.500 euro.

Troppi numeri. Solo che mi accorgo sempre più che se i paesi stanno bene nell’area euro, tutti salgono bene, noi saliamo ma meno. Se i paesi stanno male, retrocedono. Noi, semplicemente lo facciamo di più. C’è un problema di fondo.

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About Le Favà

Scrivo per diletto e per mettere nero su pixel i miei pensieri. Egoista e altruista. Amo dormire, mangiare e perché no fare sesso. Credo fermamente che l'uomo deve essere capace di guidare un trattore e deve avere un'ottimo rapporto con il bagno.
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4 Responses to La Crisi del Piano anti-crisi.

  1. Pingback: diggita.it

  2. pietro says:

    la tua analisi mi sembra davvero seria, mica da ridere…

  3. Le Favà says:

    Spero solo di non sbagliare. Ma leggendo questo è.
    Speriamo di riderci su dopo…ma non lo credo.

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