9 Febbraio 2003.

Era una domenica normale, come tante altre, senza apprensioni, senza nulla che potesse presagire un attimo di mancanza. E tu, il giorno prima, quasi te lo sentissi, hai fatto la festa di compleanno con tutti i tuoi amici di una vita. Breve, ma di una vita. E’ strano come a volte le cose si manifestino per come sono, per come vi arrivano. Eppure, niente è così straziante come un saluto ultimo.

Era una domenica normale, e stavi pranzando con noi, parlando della festa del giorno prima, ridevi scherzavi, e io come sempre ti ascoltavo poco, a volte quasi nulla. Avevi il mio stesso sangue, siamo nati fratelli nel vero senso della parola. Eppure quei 10 anni di differenza tra me e te erano quasi incolmabili. Io appena 18, e tu 28. Due modi di vedere le cose assai diversi, il tuo più maturo, il mio più sognatore, più spensierato, più acerbo. Ci parlavamo poco, è un difetto della nostra famiglia. Eppure ci volevamo bene. Tu lo dimostravi più apertamente, seppure non posso scordarmi quante volte quella tua mano pesante mi ha colpito il volto, le tue urla di rabbia fraterna.

Era una domenica normale, e dopo pranzo andai a giocare in salotto con i videogame, una partita ai robottoni. Gundam, sapevo che ti piacevano. Tu amavi i cartoni così tanto che spesso la casa risuonava di qualche sigla, che io ora mi porto sempre dietro. E’ per ricordarmi, di te. Amavi quelli e Bud Spancer e Terence Hill. Quante volte mi hai istruito per registrarli alla televisione. Tutti me li facesti registrare o li hai registrati. Come i cartoni, anche le sigle di Bud Spancer e Terence Hill facevano la loro presenza in casa.

Io giocavo, e tu mi hai chiesto : “Posso fare una partita?”. Io ti risposi: “Cazzo vuoi, non mi rompere i coglioni”.

Era una domenica normale, e al mio rifiuto poco dolce te ne andasti per pulire l’Autofficina di famiglia. Non passò molto tempo, erano le due appena passate. Di pomeriggio. Squillò il telefono, una volta, due volte, tre volte. Risposi. Era mio Zio, chiedeva se c’era in casa mio padre e mia madre. Che strana richiesta. Non c’erano, erano giù in giardino. Mi chiese di andarli a chiamare. Che strana richiesta. Chiesi perché. Mi rispose: “Simone sta male”. “Sta male” pensai. Pensai che ti fosse uscita la spalla, come spesso ti accadeva dopo quell’incidente a pallacanestro. Andai tranquillo a chiamare i miei, con una certa velocità vista l’esortazione. Arrivarono i miei, che subito presero strada verso l’Autofficina, non così distante. 5 minuti.

Era una domenica normale, e io me ne tornai a giocare. Era già uscita tante volte la spalla, era un fatto normale. Passò il tempo, io non me ne accorsi. Giocavo alla fine. Poi tornarono a casa i miei, mio padre, mia madre, e mia zia. Che strano che ci fosse mia zia. Io ancora non capivo.

Era una domenica normale, e mia madre piangeva. Mio padre rimaneva in silenzio. Fu mia zia a dirmi: “Simone è morto”. Piansi, mille volte piansi. Mi rifeci il letto piangendo, mi fumai una sigaretta dietro l’altra. E piangevo e fumavo, e vedevo arrivare parenti e amici suoi. Piansi in non so quante braccia. Tormentato. Stanco. Piangevo.

Era una domenica normale, e tu sei morto.

Era una domenica normale, e non ti ho mai detto ti voglio bene.

Era una domenica normale, e tu non c’eri più.

Ciao.

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About Le Favà

Scrivo per diletto e per mettere nero su pixel i miei pensieri. Egoista e altruista. Amo dormire, mangiare e perché no fare sesso. Credo fermamente che l'uomo deve essere capace di guidare un trattore e deve avere un'ottimo rapporto con il bagno.
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14 Responses to 9 Febbraio 2003.

  1. maraptica says:

    Dimmi che è solo una tristissima storia d’invenzione…

  2. Forse la mia comprensione può darti un po’ di sollievo,come vorrei lo desse a me che, 150 giorni fa, era di domenica, persi uno degli altri tre miei fratelli.
    74 anni !… be’ è normale, ma per noi, per me non lo fu.

  3. Forse la mia comprensione può darti un po’ di sollievo,come vorresi lo desse a me che, 150 giorni fa, era di domenica, persi uno degli altri tre miei fratelli.
    74 anni !… be’ è normale, ma per noi, per me non lo fu.

  4. Pingback: 9 Febbraio 2003.

  5. Le Favà says:

    Risposta a maraptica:

    Sarei ben Felice di dirtelo. Questa volta non posso. Ma grazie.

    Risposta a aldo il monticiano:

    Non è mai normale. Se lo fosse sarebbe tragico. Grazie anche a te.

  6. Quando ho capito di cosa stessi parlando, avrei voluto chiudere la tua finestra: ma non ce l’ho fatta. Anche mia madre è morta una domenica normale, in un incidente stradale. E anch’io non le ho detto che le volevo bene. Anzi, quel giorno le avevo messo il muso, come fanno le ragazzine stupide a 17 anni. Capisco perfettissimamente quello che provi, LeFavà. E ti abbraccio forte, amico.

  7. Maraptica says:

    Tuo fratello aveva la mia età. La vita ti obbliga a lasciare tante persone “dietro”, e la forza sta nel riuscire ad andare avanti. Anche se il pensiero è triste e tutto muta, nulla può tornare come prima.

  8. Silvia says:

    Anche se non glielo hai mai detto… lui lo SAPEVA che tu gli volevi bene, lui lo sapeva. E non devi avere rimorsi o rimpianti per non averglielo detto, perché lui lo sapeva e ti ha amato, ti ama, ti amerà sempre.

    Non dimenticare mai una cosa: la sua morte, per quanto terribile e definitiva, NON può impedirti di continuare ad amarlo. Nonostante la morte sia qualcosa contro cui nessuno di noi può niente, non è così forte da impedirci di continuare ad amare. Giacché, spesso, il dolore straziante ci fa perdere di vista questo dato reale: la morte, per quanto terribile, non ci può strappare l’amore dal cuore. Non dimenticarlo mai.

    Ricordalo sempre con l’amore che hai per lui e non con il dolore.

  9. Le Favà says:

    Risposta a BastianCuntrari:

    Ricambio l’abbraccio. E ti lascio un grazie.

    Risposta a Maraptica:

    Questo lo so, e infatti non è frequente che il pensiero di mio fratello mi “tormenti”. Di tanto in tanto, in certe date o in certi periodi, questo mi assale. Putroppo nulla torna come prima. Vero. Grazie ancora.

  10. Le Favà says:

    Risposta a Silvia:

    Grazie. Non son di molte parole. Però sappi che mi fa piacere quello che hai scritto. Davvero.

  11. Susanna says:

    Dear Paolo,
    I’m sitting here in my office and just finished to read your emotional entry, fighting with my tears. I know its 2 days ago and maybe too late, but:

    I’m sorry to read this and I’m sorry for you. Yes, 2 years ago, I’ve lost my beloved father, so I know how you feel. But he will never die for me, as long as I’m thinking of him, as long as he owns a place in my heart. And be sure that your brother looks always down to you from the sky and protects you in every single situation. Its wonderful (and definitely NOT weak) for a man to show emotions, but i think the last thing he wanted is to see you cry for him.
    Be strong, Paolo, and keep him in your heart. You will never be alone.

    Kindest regards,
    your Susanna

  12. Susanna says:

    Ah forgotten to say: I hope it was okay for you that i write in english. You know that my italian is soooooo terrible. And sorry for this.
    Again the best regards

  13. Le Favà says:

    Risposta a Susanna:

    Oh, isn’t important if u write now or the exact day. So be quite.
    Is difficult for me to write sad thoughts in English because the language of property is not comparable with what I have in Italian. Then I only leave an “I’m sorry” for your history

    English isn’t a problem, the problem is to found the same word.

  14. Susanna says:

    Thank you for your answer. And be sure, i had never written here if there wouldn’t be a special person who said to me “read this, it is so sad.” And i can only say: Yes, it was sad. It was sad to read such an emotional post from a man – so you have my complete respect, Paolo. And i have to thank this person – and i think you too.

    Sure, the problem is not english, but if you want, i’ll write the next time in german =P
    Feel yourself embrassed. See you later.

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