La fragilità della Democrazia.

I Pentagon Papers, forse non li conoscete ma sono i documenti dove furono vergate le strategie statunitensi sulla guerra in Vietnam. Vi erano promemoria, di bombardamenti con alcune note tipo: ”necessità di arrivare alla soglia del dolore”, “bombardarli e affettarli come salami”, “convincere il nemico”, “ruota dentata”, “un altro giro di vite”. Queste le fantomatiche rivelazioni delle carte. Bello vero?

Ciò ricorda molto bene le vicende che sono apparse in quel di Gaza durante l’ultimo, gigantesco e unilaterale conflitto. Il presidente Shimon Peres disse:

il nostro scopo era colpire gli abitanti di Gaza in modo da fargli passare la voglia di sparare contro Israele”.

E’ lo stesso pensiero che si poteva ugualmente leggere in alcuni giornali americani sulla guerra in Iraq. Un monito contro la popolazione, mondo, musulmana. Il New York Times scriveva: “l’unico deterrente a lungo termine è infliggere ai civili una dose adeguata di sofferenza”.

Viene normale pensare, almeno a me, che politici di spicco e giornalisti del mondo occidentale, ovvero quello che si prefigge a voler essere esempio e dogma per il resto del mono, parlano o scrivono come quegli stessi terroristi che voglio combattere e/o sconfiggere. Insomma, è strabiliante e avvilente che le popolazioni di democrazie mature e/o moderne siano pronte a sostenere i pensieri cupi ed aspri, la morale bassa dei loro politici.

Nel 2006 i palestinesi ad esempio hanno votato per Hamas, il che a forza di minacciare la distruzione di Israele tende a rendere solo difficile, ma molto più difficile una possibile pace in quel terreno lordo e zuppo di sangue che è il Medio-Oriente.

Nella parte contrapposta persino uno storico israeliano scrive che la supponenza e l’apatia per il conflitto appena terminato dei suoi connazionali è un qualcosa di “agghiacciante e vergognosa”.

Successe anche in India, nel 2002 se non sbaglio dove il governo nazionalista Gujarat, indù, restò immobile mente si perpetrava l’uccisione di 2000 musulmani. Dopo il massacro, la stessa popolazione lo rivotarono a grande maggioranza. Eppure più tardi una televisione indiana aveva filmato i nazionalisti che si vantano di come e per quanto, avevano stuprato donne e uomini musulmani e dopo di averli pure smembrati. Ma lo stesso furono rieletti senza problemi.

Lo scenario israeliano è la conseguenza di un atto terroristico di stato, e intendo la vittoria in larga scala delle destre ebraiche. Perché chiediamo se è proprio così giusto affidare i nostri principi morali, etici a dei politici che sembrano non averne, e qui parlo anche dell’Italia. Non vedo dove ci sia l’etica in questa destra (anche l’opposizione ovvio, ma i linguaggi sono diversi, molto diversi). Non la vedo a partire proprio dal primo tra loro.

Ciò che voglio dire, è che l’apatia per certe cose, il disinteresse per altre non sono meno pericolose o distruttive delle cattiverie di dittatori o terroristi. La cosiddetta “Banalità del Male” di Hannah Arendt si riferisce proprio al torpore morale delle persone istruite che le spinge a commettere o a tollerare atti di estrema violenza. Arendt era sconvolta e sbalordita dal fatto che certe crudeltà “commesse su larga scala, non nascono da una particolare malvagità, patologia o convinzione ideologica dei loro autori. Questi anzi hanno come una caratteristica comune una straordinaria superficialità”.

E superficialità e ignoranza saranno il nostro destino, in una società di consumismo di massa  e inutile. Siamo troppo distratti per agire e ci limitiamo sempre e solo a delegare altri per faccende più difficili ma che comportano una decisione su ciò che sarà di noi o per i nostri figli.

Ciò che manca in questo paese, ciò che stiamo perdendo in questo paese, il mio paese, il tuo paese è una figura, una singola figura che ci spinga e che spinga le persone ad assumersi le proprie responsabilità per quello che fanno o non fanno, per quello che dicono o non dicono, per quello che promettono e poi non mantengono.

Ecco cosa manca, ed ecco che son sicuro che probabilmente se io o te non ci svegliamo, ciò che abbiamo visto ora, la percezione di benessere, sarà solo un ricordo, sempre e ora. E probabilmente questa crisi non finirà mai, ma se da una parte posso anche lasciar correre il benessere, ciò che non voglio che mi si porti via è la dignità di essere un essere umano.

Chi sbaglia paga. Ecco, è una frase che sentiamo spesso oggi vero? Eppure molti sbagliano, dalle banche, alle scelte politiche, all’economia….però, non pagano. Paghiamo noi vero? Sì, vero.

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About Le Favà

Scrivo per diletto e per mettere nero su pixel i miei pensieri. Egoista e altruista. Amo dormire, mangiare e perché no fare sesso. Credo fermamente che l'uomo deve essere capace di guidare un trattore e deve avere un'ottimo rapporto con il bagno.
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12 Responses to La fragilità della Democrazia.

  1. catone says:

    Viviamo in una società composta in massima parte da individui apatici e superficiali, che proprio per queste loro peculiarità vogliono delegare ad altri la risoluzione dei problemi del paese. Hanno trovato subito un Deus ex machina pronto ad accontentarli a parole. Solo quelle contano. Diventa pesante controllare se allle parole seguono i fatti. “Ma chi ce lo fa fare. Dobbiamo correre a fare shopping, dobbiamo andare dal personal training, dobbiamo andare a farci un lifting…”. Un saluto

  2. Pingback: diggita.it

  3. fabrax says:

    ciao, hai tirato in ballo il medio Oriente, hai mai sentito parlare della strage di Sabra e Chatila perpetrata dai falangisti israeliani guidati da Sharon nel settembre del 1982? Secondo le stime di quei giorni, morirono nei campi profughi (o villaggi) circa tremila civili palestinesi. Da anni mi pongo sempre la stessa domanda: per quale ragione quasi tutto il mondo, ce l’ha a morte con gli ebrei? Per questioni religiose, economiche, politiche? Oppure il vero problema é altrove!?

  4. Le Favà says:

    Risposta a catone:

    Verissimo. Lasciate il nostro spazio il nostro tempo, ma lasciateci in pace. Concordo appieno con quello che dici.

    Risposta a fabrax:

    Gli ebrei sono sempre stati perseguitati, vuoi l’europa cristiana all’epoca dell’inquisizione, dove il solo essere ateo poteva costarti la vita, vuoi perchè le gilde dei mercanti, degli artigiani e via discorrendo erano affiliati ad un santo patroni cristiano, vuoi perchè le cerimonie di investitura da cavaliere e simili annettevano un giuramento cristiano. Gli ebrei si erano messi quindi a fare l’unica cosa che potevano. Il cambio di moneta e le banche. Acquisendo quindi chi più chi meno una certa ricchezza non deprecabile.

    si colpisce il debole, per voler fare qualcosa di più grande. Io vedo una storica rivalità verso gli ebrei solo per questi motivi, storici appunto. Ma non saprei davvero dirti perchè si continua ancora oggi a farlo.

  5. Pingback: La fragilità della Democrazia.

  6. La strategia dei governi totalitari è sempre la stessa: si approfitta di una crisi, anche causata espressamente, per far emergere un dittatore che ha la funzione di salvatore. La gente ci casca sempre. Poi arrivano le tecniche di mantenimento della dittatura che, in realtà, sono più che altro leggi vessatorie. L’epilogo, normalmente, si trova nell’uccisione del dittatore.
    Questo è il modello standard. Ve ne sono altri. Ma gli italiani non imparano mai niente dalla Storia.

  7. Blogger says:

    Bellissimo post.
    Sai cos’é Carmen… è che scriviamo per noi stessi o per nostri consimili .
    Chi non vuol capire continua a non farlo, è necessario che le elite (non noi, perlomeno non io) sveglino i cittadini, finché non lo faranno ( o non lo vorranno fare) saremo nella merda.
    E pensa che passo pure da democratico…
    Un saluto, ancora complimenti per il post.
    Blogger

  8. Le Favà says:

    Risposta a coscienza critica:

    Ecco, è quello il punto. Non impariamo o non vogliamo capire dalla storia. Verissimo.

    Risposta a Blogger:

    Quello che dici è vero, non lo metto in dubbio, anch’io più di una volta ho sollevato la questione. Io cerco sempre di estendere la lettura di quello che scrivo, e sia inciso non la reputo verità assoluta, sono pensieri e informazioni che prendo i giro elaborandolo al quel che penso.
    Io passo per peggio a volte.
    E grazie per il complimento.
    Ciao

  9. Ciao Favà,
    Bel post.
    La soluzione, secondo me, non risiede nel carisma trascinatore di una persona capace di risvegliare le masse, non può portare lontano la buona volontà di un solo essere, poi gli eroi non esistono e i grandi cambiamenti di “pensiero” devono interessare le masse.
    L’italiano è un ipocrita chiuso nella sua “visuale” cattolica. Questo è il più grande scoglio, il consumismo non ha fatto altro che aumentare il senso di autosufficienza e di isolamento dal mondo intero.
    La cultura trasmessa dai genitori e dagli insegnanti potrebbe instillare il seme positivo del cambiamento.

    La coscienza critica, quella che smuove il popolo, ha due caratteristiche: informazioni accessibili per tutti, la libertà lavorativa e di scelta. I nuovi governanti sono (e sono stati) bravissimi a sminuire l’importanza dei titoli di studio, ora stanno pure per cancellare alcuni diritti fondamentali dei lavoratori. Diventiamo sempre più schiavi.

    Ti lascio con una frase di Biko: “il vero potere dell’oppressore è la mente dell’oppresso”.
    gio

  10. Anna says:

    Il titolo è esplicativo non si può aggiungere nulla! Ho voluto cmq ricercare il termine DEMOCRAZIA per avere le idee chiare in merito dunque:

    Il termine democrazia deriva dal greco δήμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo.

    Il concetto di democrazia non è cristallizzato in una sola versione o in un’unica concreta traduzione, ma può trovare ed ha trovato la sua espressione storica in diverse espressioni ed applicazioni, tutte caratterizzate peraltro dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare.

    « La vita di un popolo non consiste nel diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma nell’invigilarli, nel dirigerli sulla via, nel trasmettere loro la propria ispirazione. Nelle piccole repubbliche antiche, il popolo era chiamato a decidere intorno le leggi proposte. Nei grandi Stati moderni, l’associazione deve supplire all’esercizio impossibile di quel diritto. L’opinione del Paese dovrebbe legalmente, normalmente rivelarsi al governo intorno a ogni cosa che tocca i più. »
    (Aurelio Saffi)

    « Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto. »
    (Walt Whitman, Prospettive democratiche)

    Penso sia inutile aggiungere altro.

  11. Le Favà says:

    Risposta a La Mente Persa:

    La tua analisi mi piace, seppure credo di dover dissentire sulla prima parte. L’innesto di una persona, di sani principi, che ricordi insomma che siamo essere umani e non sudditi ci deve essere, almeno per aggrappare e formare un gruppo. Il gruppo poi espande l’Idea, convincendo il resto. Ma questo, come dici tu, deve partire prima, dai genitori che devono instillare ai propri figli i concetti di una vita che sia più similmente democratica. Il lavoro nobilita l’uomo si diceva, ed è vero poichè l’uomo dal lavoro trae sicurezza di se e libertà di pensiero. Se comunque il lavoro concede benefici e non è un salto all’altro tra precarietà e futuri incerti.
    E comunque si, siamo sempre più schiavi.

    La Frase di Biko è attuale.

    Grazie.

    Risposta a Anna:

    Cavoli. Belle definizione di democrazia e sulla democrazia. E comunque è vero che la democrazia, nella sua definizione “da libro” non esiste. Come hai detto e riportato anche tu, e come ho detto, noi ci limitiamo a delegare ciò che effettivamente dovrebbe aspettare a noi. Un sistema perfetto, ancora non esiste. bisognerebbe solo stare attenti che nel non finire male, non si finisca peggio.

    Grazie anche te.

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