La crisi serve; per la mafia.

Fronteggiare una crisi non è semplice. Ci sono mille problematiche da tenere a mente, e molte di più per preservare ciò che porta un paese ad emergere rispetto agli altri. In Italia i problemi sono molti, noi che veniamo fuori da quello che era stato il “Miracolo Italiano” abbiamo vissuto e tendiamo a voler ancora vivere per inerzia grazie a quell’epoca che ormai sembra quasi impossibile ripetere.

L’Italia ha guadagnato nel mondo, le sue peculiarità erano che senza metterla nel populismo nazionale, eravamo e potenzialmente ancora siamo, un popolo geniale, sagace e capace di sopportare. Sopportare perché appunto, andiamo avanti anche contro supponenza di governi e politici. Sopportiamo di vivere male con la promessa di un futuro migliore. Alla fine andiamo avanti perché siamo ciechi e sordi. Vediamo solo il nostro, perché abbiamo capito che effettivamente se non ci occupiamo noi della nostra famiglia e di quel poco che abbiamo, lo Stato e le istituzioni nel suo generale ben poco fanno.

Le banche nel paese, hanno fatto il buono e cattivo tempo. Per capire lo status della banca italiana, basta entrarci e vedere che aderisce al progetto patti chiari. Questo progetto dovrebbe, migliorare e semplificare la connessione tra cliente e la banca stessa, e tra cliente-banca e altre banche.

Cosa c’è che non va? Semplice, molte banche aderiscono a questo progetto, buono. Ma le stesse banche evitano di aderire ad un punto di questo programma. Il confronto tra conti correnti. Ovvero proprio la base della concorrenza. Da questo semplice punto si può ben intendere che in Italia la concorrenza non esiste. Non si trova ed è obsoleta. In Italia esiste il cartello. Servizi innovativi e per risparmiare ce ne sono, ma sono poco conosciuti e spesso sono irraggiungibili a tutti.

In Italia la crisi va bene per poche categorie.

I Politici, che si inventano piani per sopprimerla, senza mai arrivare al nocciolo del problema. E l’inconsistenza di questo deriva dal fatto che appunto nel bel paese la forbice tra ricchi e poveri non si abbassa e nemmeno rimane tale. Aumenta. Ovvero pochi molto ricchi e ricchi, e ovviamente moltissimi poveri e poverissimi.

La Mafia, poiché ogni volta che si sente odor di sangue, sguinzaglia le sue malefiche mani in ogni dove. Perché appunto la mafia ha i contanti. Insomma, diventa strozzina e usuraia.

Le banche Italiane ora, ricevendo soldi pubblici non faranno altro che fare cassa e ripianare i debiti avuto e da lei stessa fatti, incapace d’essere banca, ma di essere azienda ci riesce benissimo. Se prima i prestiti erano facili o almeno non così complicato, adesso la banca ha chiuso semplicemente i cordoni della borsa, senza ascoltare il fatto che il prestito serve appunto per avviare nuove aziende , formare lavoro, e quindi disperdere ricchezza. Siamo di fronte quindi alle libere mani della mafia e del suo fare. La banca sopprime il mercato con la sua idea di pararsi dal debito, quindi lo stato diventa debole perché incapace di assicurare il cittadino e rimane quindi il mercato sommerso e nascosto della mafia. In questo momento è più facile avere fondi in modo illecito e pericoloso, che non in quello legale.

Il cittadino spesso bussa allo Stato, lo Stato lo ignora per incapacità nel capire. O perché non vuole capire. Un esempio recente è quello della “riforma” della Gelmini. I genitori chiedevano il tempo prolungato, ma la stessa sperava di convertire tutti all’orario normale. In modo non chiaro e quasi subdolo, facendo passare per buona una riforma che porterà solamente un’istruzione pessima, perdita di lavoro per molte famiglie, e innovazione pari a zero. Ma che importa? L’importante è fare come dice il governo.

E quindi il cittadino, deve rivolgersi ad altri. Con tutte le conseguenze del caso.

Il fatto che poi Berlusconi dica che la “Crisi non è così grave”, allora davvero posso capire tutto. Capisco che lo stesso non è capace di leggere il paese. E cavalcare umori non è capire il paese, e fomentare argomenti per sviare tutti dal problema centrale. Ovvero, c’è crisi. Bisogna tornare a distribuire non solo ricchezza, ma responsabilità. La responsabilità soggettiva.

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About Le Favà

Scrivo per diletto e per mettere nero su pixel i miei pensieri. Egoista e altruista. Amo dormire, mangiare e perché no fare sesso. Credo fermamente che l'uomo deve essere capace di guidare un trattore e deve avere un'ottimo rapporto con il bagno.
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8 Responses to La crisi serve; per la mafia.

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  3. BECA says:

    la crisi non esiste, è un’invenzione dei comunisti.

    io tutti i giorni recito questo pro memoria prima di andare a letto, magari domani mi sveglio e la mia banca invece di mandarmi una lettera di riduzione degli interessi attivi dal 1.00% (uno!!!!) allo 0.25% (zerovirgolaventicinquepercento!!!!!) mi dirà che mi regalerà 1000 euro a fondo perduto..

    fra qualche mese dovrò pagare io per mettere in banca i soldi (in realtà pago già se faccio la differenza fra le tasse e gli interessi attivi..)

    meno male che c’è sempre il materasso! almeno quello non lo tocca nessuno. (almeno per ora!)

    la crisi non c’è, è un’invenzione dei comunisti
    la crisi non c’è, è un’invenzione dei comunisti
    la crisi non c’è, è un’invenzione dei comunisti
    la crisi non c’è, è un’invenzione dei comunisti
    la crisi non c’è, è un’invenzione dei comunisti
    la crisi non c’è, è un’invenzione dei comunisti
    la crisi non c’è, è un’invenzione dei comunisti

  4. Le Favà says:

    Risposta a BECA:

    Oddio, mi fa paura questa concezione.
    La banca effettivamente non da molto con gli interessi. Eppure lei, ci guadagna un bel po’. C’è qualcosa che non va.

  5. Andrew says:

    condivido tutto
    ps: bel post

  6. Le Favà says:

    Risposta a Andrew:

    Grazie mille!

  7. GIULIA says:

    anch’io condivido, e tra rpecariato alvorativo ed umano non so dove finiremo…

  8. Le Favà says:

    Risposta a GIULIA:

    Finiremo male, o forse no. Di solito gli Italiani sopportano e sopportano. Vediamo se resistono ancora. ciò che mi auguro è che si sveglino e che comincino a voler qualcosa in cambio a questo continuo tirare la cinghia.

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