
Noi siamo ciò che dimostriamo di essere. Una frase dal sapor antico e quasi romantico. Con quel vezzo di speranza e illusione che rende momenti nostalgici più semplici da deglutire. Omogeneizzati.
L’Italia è ciò che vuole, o come sarebbe meglio dire, vorrebbe essere. Ricca, spregiudicata, bella, potente e superiore a qualsiasi forma di legge o controllo. Libertà perpetua di fare e dire quello che si vuole senza che nessuno la possa criticare. Pena, il tiro al piattello.
Questa è l’Italia di questi giorni. Capace di mostrarsi enormemente solidale, e capace poi al contempo di dimostrare una forte connotazione al disinteresse perpetuo nel campo politico, economico, legislativo, giudiziario. E’ L’Italia secondo Berlusconi.
Berlusconi sa cosa vuole l’Italiano, e lui ha in se tutte le qualità che ogni Italiano vuole. Essere ricco, avere il calcio, essere donnaiolo o presunto tale. Non c’è poi così differenza alla fine con quello che succede nei bar di tutta l’Italia. Si parla di calcio e ovviamente si parla di donne. Il cattivo gusto è espressione solamente della mentalità gretta e superflua che si è inoltrata nella mente italiana. Come possiamo vedere in questi giorni, dove politici famosi usano termini forti contro gli immigrati e il diverso in generis, e poi a fatti spiacevoli come quelli contro il giocatore Interista, ci si erge a difensori della pubblica morale. Buffoni.
Si prende in giro tutto ciò che si può prendere in giro. Una frase che fa senso, sia linguisticamente sia “artisticamente” è quell’eufemismo truffaldino nel dire: “Non metteremo le mani sulle tasche degli Italiani”.
Prendiamo forse una delle leggi più belle del passato governo Prodi (forse l’unica insieme alle liberalizzazioni da lui imposte). Ovvero la Class Action. Da Videopolitik, apprendo con interesse che :
“Ebbene, Confindustria, proprio nella voce della dama degli inceneritori Marcegaglia, fiancheggiata dal turpe Scajola, chiese al governo dei Predoni della Libertà di sospendere quella legge, richiesta che fu puntualmente accontentata dai rottami rastrellati nella P2.
La mezza cicca di Cicchitto assicurò poi ai microfoni di regime che la sospensione sarebbe stata brevissima, ma, allo stato attuale, la legge è stata affossata mediante un balletto isterico di menzogne e di magagne.
In particolare, il Senato ha predisposto un emendamento, che è retroattivo, ma a partire dal 1 luglio del 2008: papale papale, nulla si può intentare contro le illegalità malavitose di truffatori del calibro di Tanzi e Cragnotti, perché, appunto, la legge varrebbe solo per le fregature rifilateci dopo il 2008.
Inoltre, la Class Action, se prima valeva per i casi semplicemente analoghi, ora è applicabile solo per casi assolutamente IDENTICI: è sufficiente, quindi, che sia investita una cifra differente per non poter intentare un’azione legale unanime e collettiva.”
Ovvero alla fine rispettano la malsana promessa, ma de facto impediscono a chi subisce torti non possa difendersi anche mettendosi con altri, lasciando impuniti chi dovrebbe pagare. Di fatto hanno messo mano nelle tasche dei poveri Italiani che credevano in persone che pensavano più a loro stessi, gettando fango sugli ultimi e ovviamente sul paese tutto. Le solite buffonate di questo governo di pappagalli. Se poi aggiungiamo che questo governo non vuole risparmiare 400 milioni di denaro pubblico, ovvero nostro, per accorpare le votazioni e i referendum, allora si può ben capire che a loro non interessa proprio nulla degli Italiani a loro interessa solo la politica e quanto potere possono ricevere attraverso questa. In un paese possibilmente normale, rifiutare di risparmiare 400 milioni sarebbe stata vissuta come un’offesa e come uno schiaffo morale ai poveri. Altro esempio di come il governo non rispetti la promessa di “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”.
Assembliamo a questo il fatto che molti azionisti della vecchia Alitalia, hanno visto sfumare la loro possibilità. Il governo prevedeva di risarcire il 32, 5% (ma sempre come tetto massimo 100.000€ ), contro l’85% prefigurato con l’accordo famoso con Air France e così duramente contrastato da Berlusconi durante la compagna elettorale peggiore che io abbia mai visto. Bastava che all’assemblea (svolta in questi giorni)ci fosse presente il 20% di chi possedeva i Bond, e se pensiamo al disertare del Tesoro che possiede il 62% allora possiamo ben capire come anche questa volta il Governo, via Tesoro, abbia messo le mani nelle tasche degli Italiani. Ma in compenso, se si può dire così, ha messo un bel gruzzolo nelle mani di pochi.
Il Buon Pellescura scriveva due o tre giorni fa, alcuni commenti apparsi in vari giornali nostrani:
“Alcuni amici incontrati accanto alle bare dei loro cari mi hanno detto che pregano perché Berlusconi e Gianni Letta (ieri provato come non l’avevo mai visto) abbiano lunga vita. Non so per chi abbiano votato. Ma tutti – a cominciare dal sindaco del Pd – vogliono che si brucino i tempi del lungo cammino verso la normalità. Bruno Vespa, Il Gazzettino
Il terremoto ha come rimesso in moto le energie del Paese. E l’efficienza di cui ha dato prova il presidente del Consiglio, alla testa ideale della Protezione Civile, può diventare il simbolo della rinascita. Stefano Folli, Il Sole 24 Ore
Berlusconi continuerà come in questi giorni a esporre la sua faccia davanti alla gente fino a quando non verranno su quartieri nuovi, non bidonville di baracche o cementificazioni da borgate infelici. Lo aspettiamo alla prova. La certezza è che Berlusconi accetta di essere misurato sulle opere non sulle chiacchiere. Renato Farina, Libero
Chinata sulla tragedia, l’Italia ha ritrovato un bene tante volte avvilito: l’unità nazionale. Con l’opposizione che loda il governo, e il premier che ne cava gratitudine e auspici. Non può essere un’ammina, la democrazia ne trarrà un rinnovato vigore. Sergio Zavoli, Quotidiano Nazionale
Massimiliano, 37 anni: “Lui [Berlusconi] è quello più vicino a noi, alla nostra sofferenza. In Tv l’ho visto anche piangere per le vittime. Sono certo che se avesse saputo che qui c’erano state 400 scosse in tre mesi, ci avrebbe fatto evacuare subito. Non come i nostri politicanti locali”.
Giuseppe Caporale, La Repubblica”
Stiamo forse esagerando, ciò che ci si aspetta da un Presidente è che accorra velocemente e prontamente, verso chi ha subito queste tragedie. Non voglio sminuire ora Berlusconi, ma quello che ha fatto non è ne più ne meno di quello che dovrebbe fare. Forse non ci rendiamo conto, che ci stiamo stupendo per fatti che sono d’obbligo per un presidente, e che nutriamo un profondo menefreghismo per fatti che sono da denunciare per un presidente.
Pensare un po’, prima di provare a leccare il potere, forse sarebbe una forte spinta all’orgoglio personale. Chissà….a me gli omogeneizzati piacevano, ma ero piccolo. Ora mi piace masticare…