
Con le parole si è sconvolta la terra.
Così diceva Alfred De Musset. E se ci pensiamo e ci penso è perfettamente vero. La parola è tutto. È conoscenza, è istinto, è espressione. L’uomo ha il dono della parola e ogni parola ha il suo significato ben inteso. Può sfumare, può essere sforzato, ma rimane. È indelebile. La parola si sporca del significato che ha.
Ed è forse per questo che sento un lieve sospiro quando sento certe parole venir uccise del proprio significato, quando vengono pulite dal loro sporco.
La parola pace che prende il senso di guerra preventiva. La parola democrazia che prende il senso di conflitto. La parola religione che prende il senso anche di costume, e quindi imposizione. La parola politica che prende il senso di esasperazione.
Le parole che vengono usate per giustificare, quando invece dovrebbero essere i fatti a giustificare le parole, a dare adito del significato che hanno. Nessuno chiamerebbe il bianco, nero. Nessuno chiamerebbe il mare, montagna. Eppure è quello che avviene spesso e volentieri nella televisione, nei proclami politici, nelle notizie, nei titoli dei giornali.
Il nove e il dieci gennaio 2010 l’Italia, e principalmente il paese di Rosarno hanno segnato in modo indelebile (almeno per me) la sensibilità e il pensiero italico. L’ha reso fallace, sporco. Dopo tali incidenti, il ministro dell’Interno Maroni (che giova ricordare tentò di mordere la caviglia di un agente di polizia) ha dato la colpa all’immigrazione clandestina. Non vi è stato un discorso, un cercare di trovare il problema. A prescindere un ministro ha manifestato il proprio punto.
Non ha importanza cosa sia successo nel mentre, cosa ha portato al punto di rottura che tutti ora sanno. Il problema, la parola è: immigrazione clandestina.
Sparare contro l’immigrato, violentarlo umanamente e psicologicamente, usarlo, sfruttarlo, sbeffeggiarlo, cercando di usurparne l’umanità sia come lavoratore sia come uomo non hanno peso. Il problema era l’immigrazione clandestina.
Non ci si ferma mai, la parola deve essere completamente forte e incisiva prima dell’azione stessa. È vero che siamo passati in venti anni da nazione di emigrazione a nazione d’immigrazione ma non si è mai cercato seriamente di approntare politiche e azioni atte a portare integrazioni più o meno veloci. Niente. Ogni lieve tentativo di apertura a una società multietnica viene stoppato da questo o da quello, procrastinando all’infinito la ricerca di una soluzione. Comportando ovviamente allo strascinarsi del problema. Ogni volta si perde l’occasione per riflettere su quanto accade.
In quei giorni, certi giornali come “il Giornale” intitolava con grande tranquillità “Però questa volta hanno ragione i negri”. Negri. Si usa tranquillamente la parola negri. Come se non avesse un significato infimo. Come se non fosse niente. Si usano tranquillamente anche neologismi come “Bingo-Bongo”. Nell’indifferenza di una nazione, la mia, che è assordante. Significa che l’uso e lo stupro perpetuo di tante parole ha reso inutile il senso di mille parole. È un razzismo blando, sottocutaneo, normale. È normale che ci sia. È Ambiente. Fa paura, mi fa paura. Quando una cosa è ambiente è difficile ripulirla dal (e non del) significato sbagliato che le è stata attribuita.
Con le parole si è sconvolta la terra.
Bisogna andarci piano, con le parole.
Immagine di Alessandro Gatto

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Quanto è vero quello che dici.
Io purtroppo ho una fretta incredibile a dire le parole che mi vengono in mente e non mi riesce riflettere, dare appunto alle parole stesse il giusto peso, il vero significato tanto che a volte mi capita di vedere stravolto quello che invece intendevo dire.
“Bisogna andarci piano, con le parole”
Non lo faccio mai, ma ieri ho visto 5 minuti di tv e più precisamente ho seguito un pezzetto di un programma di rai uno che si chiama “La vita in diretta”. Bè c’era un collegamento con una manifestazione a Roma contro gli immigrati e sventolavano le bandiere di Casa Pound. Penso che ormai, superata la fase “cacciamo gli Immigrati clandestini” si stia passando al meno ipocrita “via gli extracomunitari” nessuno escluso. Se non è razzismo questo, non so cosa possa esserlo.
@aldo: Ma si può anche andare veloci. Il punto è come si usano le parole.
@pattume: Vedi? ormai è entrato nel quotidiano. Mi fa paura. Ripeto paura.
Hai pienamente ragione; bisogna andarci piano: le parole veicolano messaggi, opinione, cultura.
E il passare veloce del tempo ci ha aperto le porte a panorami di realtà che, non troppi anni fa, erano ancora confinati alla narrativa fantascientifica; alludo ovviamente alla capacità di manipolazione del pensiero collettivo, senza voler qui estendere il discorso alle minacce ecologiche.
Ponderiamole, curiamole, ma soprattutto non stanchiamoci di usarle, come efficaci armi improprie di pace, noi che cerchiamo di coltivare e diffondere la libertà e la dignità.
Stupendo post e messaggio-chiave più che mai condiviso.
Le parole, i toni usati e le espressioni verbali di ogni tipo hanno un significato pari al concetto che racchiudono.
E’ diritto e dovere di ciascuno moderare i propri toni senza moderare di una virgola le proprie idee. Ma è un’attività ancora parecchio complessa per qualcuno.
Soprattutto se quel qualcuno volutamente fa sì che la brutalità delle proprie parole veicoli la brutalità delle idee espresse.
verissimo! Lo diceva anche Moretti “le parole sono importanti” sono davvero importanti
un saluto
http://blackholestar.blogspot.com/2010/01/creativita-e-liberta.html
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Mi piace la nuova grafica!
Chissà cosa ti direbbe Mr. Orwell a vedere realizzate tutte le sue teorie…
Ben ritrovato!
ciao Gio
Purtroppo la lingua italiana per molti è più facile storpiarla che impararla, o forse semplicemente “conviene” dare a certe parole significati ed usi ‘multipli’ in modo che in caso di smentita c’è sempre la possibilità di dire che si intendeva altro!?
OT Congratulation per la nuova grafica, me gusta
siamo dentro 1984 di Orwell, ci siamo dentro da tanto e non ce ne rendiamo conto, tra parentesi ricordo che fui molto criticata per aver detto che il nobel per la pace a Obama, mi sembrava una cazzata enorme, come si fa a dare il nobel per la pace a chi permette un abominio come la guerra , di qualsiasi guerra si tratti. hai nominato maroni…. hai idea dei soldi che gli diamo ogni mese… mi viene da vomitare……..
@alessandro tauro: Detto da te mi fa piacere Alessandro. E sì, il senso è quello. Spesso in alcuni ambiti si usa la parola tanto per. E non Per.
@Ernest:
Un saluto a te Ernest, grazie per la visita. Ricambierò,
@sR:
Letto. Interessante. Grazie per avermelo segnalato (non me lo ricordavo!)
@La Mente Persa:
Uh. fa piacere. Grazie!
E grazie per il ben tornato. Orwell spero sia amaramente lusingato.
@Chit: la smentita è una cavolata. Se non si sa parlare spesso conviene star in silenzio. E noi, sappimao di chi stiamo parlando
@calendula: Vomitiamo in due Calendula. In due…
Vomito collettivo…