Ciò che non uccide, avvilisce.

L’assenza tra questi spazi è dovuta a tante piccole cose, tutte personali a partire dall’anniversario della morte di mio fratello maggiore (sette anni. Un tempo lungamente corto), alla consapevolezza di non riuscire più a scrivere qualcosa che realmente potesse piacere a me, in primis. Ho provato ogni sera a scrivere qualcosa eppure anche un semplice punto e virgola mi sembrava banale. Scrivevo forzature e non pensieri.

Potrei parlare dei tanti problemi sorti ultimamente, come le liste, mills, bertolaso. Insomma, ci sarebbero davvero tante cose, ma che ormai hanno trovato parole e pensieri che un ulteriore mio sarebbe insensato se non “ovvio”.

Parliamo invece di quel che fra poco sarà. L’otto marzo. Festa della donna.

Giorno nel quale un uomo tratta, come si dovrebbe sempre fare, bene una donna. Una cena, un fiore, qualche pensiero. Il giorno dopo, purtroppo, il rispetto cala nelle solite angherie. Un giorno di pausa.

Certo non è sempre così, e lo spero vivamente, ma spesso e volentieri trattare male una donna è un qualcosa che fa parte non del sistema ma dell’ambiente.

In questi giorni un altro grande terremoto ha colpito il nostro pianeta. È toccato al Cile. Disperazione e morti. Come ad Haiti. Ed è proprio Haiti, dimenticata dai telegiornali e dalle cronache quella che ora sta subendo ancora. Dalla natura contro l’uomo. All’uomo contro l’uomo, o meglio contro la donna.

Ciò che la natura non uccide, l’uomo pensa ad avvilirla. Dopo il 12 Gennaio, tra il caos e la paura palpabile fra la popolazione si è riscontrato un considerevole e significativo aumento delle aggressioni contro donne e bambine. Tali atti si consumano in quelle che dovrebbero essere appigli alla speranza. Le tendopoli e i rifugi temporanei ora disseminati in tutto il paese. In tutto il paese più povero, ovviamente.

Le autorità, quasi assenti se non addirittura complici, ricevono numerose denunce. Ogni giorno.

Vista l’assenza di una certa sicurezza le donne devono rincorrere alle proprie armi per difendersi. Rimanere sveglie a turno. Sperare che i loro mariti le difendano insieme ad altri. Uscire insieme. Non allontanarsi troppo. Indossare Jeans sotto altri indumenti per essere più sicure durante la notte. Ad aggiungere paura allo sconforto ci sono quei tanti prigionieri scappati dalle carceri.

Vivere ad Haiti prima del terremoto non era comunque facile. E quando dico non era comunque facile intendo: non era facile per le donne. Lo stupro è stato riconosciuto come reato solamente nel 2005, seppure nel generale questo reato godeva di una sua immunità. Nella legge veniva definito “reato d’onore”, il che portava alla vittima il dolore e pure la vergogna. È un passato sporco quello di Haiti. Il brutto è che questa sporcizia c’è un ogni paese del mondo. Non cambia l’atto, al massimo cambia la quantità.

Taina Bien-Aime, direttore esecutivo di Equality Now parla così:

“La cosa più straziante e scandalosa è che un minuto dopo il sisma, abbiamo temuto e previsto che si sarebbero verificati stupri e violenze sessuali. Quasi ogni giorno, vengono pubblicate storie di violenza sessuale e stupri nelle tendopoli o di come le donne temano di essere assalite da potenziali stupratori… dobbiamo imparare dagli errori del passato rispetto alla tutela delle donne e delle bambine nei periodi di guerra o calamità naturali. Alle donne haitiane viene spesso insegnato a soffrire in silenzio, ma la comunità internazionale non deve considerare inevitabile l’incontrollata violenza sessuale nell’Haiti del post-terremoto. Abbiamo fatto dei rapidi controlli nei campi in cui stiamo lavorando, e ci siamo imbattuti in denunce, molto simili fra loro, di bambine e donne che sono state vittime di violenza proprio in quanto donne. C’è un urgente bisogno di adottare misure appropriate per garantire loro protezione. “

È un problema che si doveva effettivamente capire subito. Ogni catastrofe ha portato alla degradazione della civiltà, e chi ne viene preso di mezzo sono sempre le donne e i bambini. In ogni guerra vi è un primo atto di sangue e un secondo di depredazione sessuale. Ogni piccola guerra ha portato con se sangue, morti, distruzione e stupri.

Personalmente tutto questo mi deprime come uomo e persona, eppure so per certo che non potrò mai capire il senso completo dello stupro. Posso percepirlo, posso immaginarlo. Ma non credo che riuscirò mai a capire la sensazione di un danno “femminile” con un pensiero che comunque è mio ed è “maschile”.

E questo è un mio limite.

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About Le Favà

Scrivo per diletto e per mettere nero su pixel i miei pensieri. Egoista e altruista. Amo dormire, mangiare e perché no fare sesso. Credo fermamente che l'uomo deve essere capace di guidare un trattore e deve avere un'ottimo rapporto con il bagno.
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29 Responses to Ciò che non uccide, avvilisce.

  1. amatamari says:

    Quello che è un limite per il pensiero non lo è per l’istintiva capacità vitale di percepire la violenza come male e soffrirne ogni qualvolta questa violenza viene agita.
    Grazie per la condivisione.

  2. Maraptica says:

    …e nessuna notizia pubblica che abbia parlato di tutto ciò. Non una parola. Non una riga. Una donna rimane tale in goni fase volontaria o subita della sua vita, ma dentro, qualcosa cambia, si spezza, l’ho letto negli occhi di una cara amica che a distanza di anni, la notte, ancora non riesce a dormire. Ok, scrivi poco Pà, ma sempre di qualità. Un abbraccio

  3. aldo says:

    Forse questa pausa ti serviva oltre che per motivi personali anche per raccogliere le tue idee e acquisire notizie su quanto accade ad Haiti. Intanto…poi si vedrà.
    Tra i blogger la tua assenza pesa.

  4. Sciuscia says:

    Sai, a volte provo ad immaginare che vengano violentate la mia ragazza, mia sorella, mia madre. Mi vieni il vomito ed il mal di testa, ma non so se sia paragonabile al cercare di capire la cosa.

  5. calendula says:

    per chi non ci è passato è semplicemente impossibile da capire.

  6. Le Favà says:

    @amatamari:

    Probabilmente è come dici tu. E quindi mi sta bene.
    P.S.: Ho modificato il tuo commento nella parte del sito web, che non portava al tuo blog, ora dovrebbe funzionare.

    @Maraptica:

    La Stampa ha scritto qualcosa, infatti ho ripreso la notizia da lì. Riformulandola con il mio pensiero. Grazie per il pensiero.
    Un abbraccio a te.

    @aldo:

    Tu esageri sempre. Ma un complimento è sempre ampiamente accolto.

    @Sciuscia:

    È più o meno quello che sento io. Non siamo così diversi.

    @calendula:

    Certamente. Volevo solo dire che non ho la pretesa di dire o pensare meglio di chi potrebbe capire.

  7. ibadeth says:

    No, non ne parla nessuno. Ma, a ben pensarci, poteva essere facilmente immaginabile. Non c’è niente come una catastrofe che possa risvegliare gli istinti belluini, per alcuno non del tutto sopiti, evidentemente.
    Bel post, complimenti.
    Mi dispiace per il tuo dolore.
    Ibadeth (ex-gatta susanna)

  8. Daniele says:

    Non m’è riuscito di leggere tutto il post. Mi sono fermato alla terza riga. Ti ringrazio per questa condivisione di spazi intimi. Un abbraccio. Di cuore.

  9. pattume says:

    riflessioni assenti nei tg e nei canali informativi tradizionali: purtroppo la stupro non fa notizia, a meno che non sia un caso adatto alla strumentalizzazione

  10. il Russo says:

    Invitandoti, qualunque siano le vicissitudini della vita che ti distolgono da questo spazio, a non mollare, non posso che unirmi a te nell’affermare che quello da te scritto è un “limite” che abbiamo in molti…

  11. Chit says:

    Purtroppo temo sia una sensazion nè capibile nè tantomeno immaginabile che vorrei tanto che non venga più vissuta da nessuno!?!

    Un abbraccio sincero e grazie per aver condiviso questa riflessione con noi.

  12. Purtroppo la vita non va sempre come dovrebbe…

  13. berry says:

    Ho letto volentieri le tue riflessioni, ora ci rimugino su.

    a presto
    ;-)

  14. Solo chi ha attraversato il deserto, può capire cosa voglia dire aver sete.

  15. enio says:

    belle le riflessioni, ma noi uomini dovremmo fare qualcosa di più perchè queste cose non accadano… non siamo in maggioranza nelle “zone” che contano ? legiferiamo allora !

  16. Sciuscia says:

    Enio, i maschi che stanno nei posti di cui parli sono più preoccupati votare le idiote norme anti stalking della ministra pompinara e di nascondere che la maggior parte delle violenza avvengono in famiglia per cavalcare la paura dell’immigrato stupratore.

  17. Prima di risponderti scrivendo qualche ovvietà o qualche sana scemenza, mi prenderò un po’ di tempo per riflettere su quanto hai scritto in questo tuo post.
    Prestando particolare attenzione mentale all’ultimo argomento. Quello che un altro maschio come me non potrà mai comprendere fino in fondo. Neanche con la più estrema forza di volontà.

  18. Nicole says:

    Ciao, scusami se non ti ho scritto prima…ma ho sempre apprezzato e continuo ad apprezzare la tua intelligenza.

    Ti comprendo…come ben sai anche io ho perso il mio unico fratello. E so cosa si possa provare e si prova. Sono dolori che non vanno più via, ma con i quali si impara a convivere. Alcuni giorni di più , altri di meno.
    Scusami se mi permetto…non fare i miei stessi errori, impara se puoi, vuoi e ci riesci a non voltarti troppo spesso indietro. Faresti il mio stesso sbaglio, quello di attraversare il presente e di non viverlo come meriterebbe.
    Lungi da me, voler impartire lezioni, è solo un consiglio.
    Io sto imparando, ci sto provando.
    Un abbraccio.

  19. sR says:

    Caro Favà,
    come per qualcun altro è stato difficile proseguire oltre la terza riga.
    Anche io ho un fratello più grande di sette anni e non oso immaginare cosa abbia comportato per te questa perdita.
    Ti sono vicino e non preoccuparti per le tue assenze… non siamo a scuola :)
    un abbraccio

  20. Ormoled says:

    Trovo assurdo che in un momento di catastrofe, come un grosso terremoto, tutta la gente in forza non si mobiliti per dare aiuto, se non agli altri almeno alla propia famiglia. Oltre questo c’è anche chi ha tempo di fare il delinquente, prendendosela magari con i più deboli. Scusa ma l’istinto di prendere a randellate certe persone (ma mi sforzo di non pensare peggio) viene, anche solo mentalmente, anche se lontanissime geograficamente e culturalmente da me. Credo che in quanto uomo, e in quanto persona che non ha subito violenza, sia difficile avere appieno il senso del danno che può dare uno stupro, so però che come tutte le violenze oltre al dolore fisico porta del dolore nell’anima. Tanto mi basta per essere senza pietà verso chi lo fa, con questa certezza i nostri limiti possono essere trascurabili.
    Ciao

  21. Maraptica says:

    …io dico che la tua assenza pesa. E tanto. Che vogliamo fare?!

  22. Anna says:

    Lo sai che manchi tra questi spazi vero?

  23. pellescura says:

    bello il nuovo template. Ciao. Dobbiamo ancora prenderci ‘sto spritz :-)

  24. Ciao! Volevo comunicarti un cambio di indirizzo del mio blog denominato [Re]write di Giovanni Greco.
    Qualora avessi ancora inserito nello scambio link, da noi concordato, il vecchio indirizzo: http://www.giovannigreco.eu/dblog
    Ti prego di cambiarlo semplicemente in http://www.giovannigreco.eu praticamente togliendo la parte finale /dblog.
    Grazie e a presto

  25. Mario says:

    CHE MERDA DI ARTICOLO E CHE MERDA DI BLOG!

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