Quando la parola perde il proprio valore.

Con le parole si è sconvolta la terra.

Così diceva Alfred De Musset. E se ci pensiamo e ci penso è perfettamente vero. La parola è tutto. È conoscenza, è istinto, è espressione. L’uomo ha il dono della parola e ogni parola ha il suo significato ben inteso. Può sfumare, può essere sforzato, ma rimane. È indelebile. La parola si sporca del significato che ha.

Ed è forse per questo che sento un lieve sospiro quando sento certe parole venir uccise del proprio significato, quando vengono pulite dal loro sporco.

La parola pace che prende il senso di guerra preventiva. La parola democrazia che prende il senso di conflitto. La parola religione che prende il senso anche di costume, e quindi imposizione. La parola politica che prende il senso di esasperazione.

Le parole che vengono usate per giustificare, quando invece dovrebbero essere i fatti a giustificare le parole, a dare adito del significato che hanno. Nessuno chiamerebbe il bianco, nero. Nessuno chiamerebbe il mare, montagna. Eppure è quello che avviene spesso e volentieri nella televisione, nei proclami politici, nelle notizie, nei titoli dei giornali.

Il nove e il dieci gennaio 2010 l’Italia, e principalmente il paese di Rosarno hanno segnato in modo indelebile (almeno per me) la sensibilità e il pensiero italico. L’ha reso fallace, sporco. Dopo tali incidenti, il ministro dell’Interno Maroni (che giova ricordare tentò di mordere la caviglia di un agente di polizia) ha dato la colpa all’immigrazione clandestina. Non vi è stato un discorso, un cercare di trovare il problema. A prescindere un ministro ha manifestato il proprio punto.

Non ha importanza cosa sia successo nel mentre, cosa ha portato al punto di rottura che tutti ora sanno. Il problema, la parola è: immigrazione clandestina.

Sparare contro l’immigrato, violentarlo umanamente e psicologicamente, usarlo, sfruttarlo, sbeffeggiarlo, cercando di usurparne l’umanità sia come lavoratore sia come uomo non hanno peso. Il problema era l’immigrazione clandestina.

Non ci si ferma mai, la parola deve essere completamente forte e incisiva prima dell’azione stessa. È vero che siamo passati in venti anni da nazione di emigrazione a nazione d’immigrazione ma non si è mai cercato seriamente di approntare politiche e azioni atte a portare integrazioni più o meno veloci. Niente. Ogni lieve tentativo di apertura a una società multietnica viene stoppato da questo o da quello, procrastinando all’infinito la ricerca di una soluzione. Comportando ovviamente allo strascinarsi del problema. Ogni volta si perde l’occasione per riflettere su quanto accade.

In quei giorni, certi giornali come “il Giornale” intitolava con grande tranquillità “Però questa volta hanno ragione i negri”. Negri. Si usa tranquillamente la parola negri. Come se non avesse un significato infimo. Come se non fosse niente. Si usano tranquillamente anche neologismi come “Bingo-Bongo”. Nell’indifferenza di una nazione, la mia, che è assordante. Significa che l’uso e lo stupro perpetuo di tante parole ha reso inutile il senso di mille parole. È un razzismo blando, sottocutaneo, normale. È normale che ci sia. È Ambiente. Fa paura, mi fa paura. Quando una cosa è ambiente è difficile ripulirla dal (e non del) significato sbagliato che le è stata attribuita.

Con le parole si è sconvolta la terra.

Bisogna andarci piano, con le parole.

Immagine di Alessandro Gatto

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Digitale o non Digitale?

Pubblico in queste pagine un articolo non mio, non sarei capace di scriverne uno così accurato, specialmente se si parla di qualcosa di tecnico. Ringrazio quindi Miki64, l’autore dell’articolo. Articolo trovato nel blog del buon Sandro: Il Blog che non c’è. E che potete trovare liberamente qui (vi consiglio di leggere i commenti dove vengono spiegate altre cose.) Leggetelo con attenzione. E’ lungo, ma spiega molto bene se il digitale terrestre è una cosa buona oppure no.

L’Unione Europea ci ha imposto, entro il 2012, il passaggio dalla TV analogica alla TV digitale e noi italiani ci stiamo esaltando per questa svolta. Ma è tutto oro quello che luccica?

I vantaggi della TV digitale terrestre sulla carta sono parecchi e la nostra persuasiva televisione non fa che ribadirceli in continuazione:

  1. Suono e immagini dovrebbero avere una qualità pari a quella dei DVD rispetto alla TV analogica;
  2. Necessità di una ampiezza di banda inferiore, per cui all’interno di una determinata banda di trasmissione sarà possibile ricevere un numero maggiore di canali televisivi;
  3. segnale meno soggetto a disturbi;
  4. Offerta di servizi interattivi: spettatori che votano e partecipano ai programmi, che usufruiscono dei servizi interattivi predisposti dalla Pubblica Amministrazione (e-government);
  5. Nessuna spesa aggiuntiva per ricevere il segnale digitale;
  6. Per l’acquisto di decoder di tipo MHP (Multimedia Home Platform, oltre i canali gratuiti consente, dopo avere inserito l’apposita scheda, di ricevere anche quelli a pagamento) è previsto un contributo statale per chi risiede in un’area in fase di switch over (attivazione digitale terrestre a fianco dell’esistente segnale analogico) e abbia pagato il canone;
  7. Non c’è bisogno di parabola rispetto al segnale satellitare;
  8. Non serve l’intervento di un antennista;
  9. Le frequenze su cui viaggia il segnale digitale terrestre non rappresentano un pericolo per la salute;
  10. Possibilità di usufruire dei contenuti (audio o sottotitoli) in lingue diverse contemporaneamente.

Bella la teoria di chi ha interesse a venderci quello che dovrebbe essere un nostro diritto all’informazione, vero? Passiamo a guardare in faccia alla realtà.

Suono e immagini dovrebbero avere una qualità pari a quella dei DVD rispetto alla TV analogica? Falso.
Spieghiamoci meglio: le emittenti che trasmettono i programmi digitali hanno interesse a comprimere il segnale per fare entrare più canali nella stessa banda di frequenza, con conseguente e proporzionale perdita di qualità. E comunque la qualità da DVD non si può apprezzare se non si hanno i televisori di ultima generazione, quindi questo significa ulteriori spese per gli utenti.

Necessità di una ampiezza di banda inferiore, per cui all’interno di una determinata banda di trasmissione sarà possibile ricevere un numero maggiore di canali televisivi? Vero, però…
Lo abbiamo visto nel punto precedente: un maggior numero di canali televisivi significa anche un maggiore degrado del segnale di trasmissione.

Segnale meno soggetto a disturbi? Falso.
Spieghiamoci meglio: a differenza dell’analogico, dove il segnale si degrada progressivamente (nebbia, formicolio, righe e disturbi del genere) fino a scomparire del tutto, un canale digitale fino a un certa soglia di disturbo viene ricevuto bene, ma oltre tale soglia non viene ricevuto affatto!

Offerta di servizi interattivi: spettatori che votano e partecipano ai programmi, che usufruiscono dei servizi interattivi predisposti dalla Pubblica Amministrazione (e-government)? Falso.
Spieghiamoci meglio: tutto questo è ancora sulla carta. Lasciamo perdere la partecipazione interattiva ai programmi e concentriamoci sulla nostra burocratica Pubblica Amministrazione: davvero credete che sarà possibile ottenere facilmente da casa un servizio grazie alla TV? Ma se esiste Internet da una vita, ormai… e sui siti della Pubblica Amministrazione ci si scontra ancora con formati proprietari chiusi, accessibilità negata, burocrazia elefantiaca digitalizzata, inefficienza operativa e tutto il resto… come migliorerà la situazione con uno strumento così meno interattivo della TV?

Nessuna spesa aggiuntiva per ricevere il segnale digitale? Falso.
Spieghiamoci meglio: il segnale digitale non si riceve con gli attuali televisori analogici e quindi o si compra un televisore con sintonizzatore digitale integrato o si compra un decoder digitale terrestre per i vecchi televisori (e non uno per tutti i televisori posseduti, bensì uno per ogni televisore posseduto!). Ma non è finita. Con il decoder del digitale terrestre non si può registrare un programma e guardarne un altro perché ciascuna di queste operazioni richiede la presenza di un sintonizzatore digitale terrestre: uno per vedere un canale e uno per registrarne un altro. Nel caso in cui né il televisore né il videoregistratore abbiano il sintonizzatore digitale terrestre integrato, servono due decoder, uno da collegare alla TV e uno al videoregistratore. Un altro inconveniente del decoder esterno è che occupa un ingresso audio/video del televisore. Le spese aggiuntive ci sono, quindi, eccome.

Per l’acquisto di decoder di tipo MHP (Multimedia Home Platform, oltre i canali gratuiti consente, dopo avere inserito l’apposita scheda, di ricevere anche quelli a pagamento) è previsto un contributo statale per chi risiede in un’area in fase di >switch over (attivazione digitale terrestre a fianco dell’esistente segnale analogico) e abbia pagato il canone? Falso.
Spieghiamoci meglio: i requisiti per ottenerlo lo rendono di fatto o accessibile a pochi: 50 € importo del contributo (una miseria), 65 anni l’età minima per accedere al contributo e 10.000 € di reddito massimo per usufruirne. Non possiamo essere molto dettagliati per non appesantirvi nei dettagli, sappiate però che i modelli che usufruiscono del relativo contributo governativo sono introvabili e mediamente molto più costosi degli altri.

Non c’è bisogno di parabola rispetto al segnale satellitare? Vero, però…
Il segnale del satellite viene ricevuto ovunque, dato che non incontra ostacoli, mentre con le antenne terrestri del digitale questa cosa non è proprio scontata, visto che in certe zone è sufficiente una pioggia per non vedere più nulla… Se poi vogliamo dirla tutta, persino la larghezza di banda del segnale satellitare è svariate volte maggiore di quella a disposizione del segnale digitale terrestre, quindi l’offerta di canali satellitari (anche ad alta definizione) è ancora più ampia.

Non serve l’intervento di un antennista? Falso.
Spieghiamoci meglio: in alcuni casi possono essere usate nuove frequenze o il canale essere trasmesso da ripetitori posizionati in luoghi diversi. Tra questi casi, che necessitano dell’intervento di un antennista, rientrano a volte i canali RAI.

Le frequenze su cui viaggia il segnale digitale terrestre non rappresentano un pericolo per la salute? Vero.
Il digitale terrestre trasmette un maggior numero di canali ma – come detto – con una potenza minore rispetto all’analogico. Di conseguenza, diminuiscono i campi elettromagnetici emessi dalle antenne.

Possibilità di usufruire dei contenuti (audio o sottotitoli) in lingue diverse contemporaneamente? Vero.
Sulla carta, però….

Ora che abbiamo sbugiardato (o chiarito, tanto è la stessa cosa…) i 10 punti-cardine dei vantaggi del digitale terrestre, analizziamo altri problemi:

  • I decoder in vendita saranno tanti e di diverse tipologie:
    • Zapper (30-70 €, sono i modelli più semplici, consentono di vedere solo i canali gratuiti del digitale terrestre);
    • MHP (75 – 130 €, interattivi, permettono d’inserire le schede per vedere i canali a pagamento, come spiegato al punto 6 in precedenza);
    • Alta definizione (120 – 170 €, permettono di vedere i programmi HD, ma al momento sono pochi i decoder di questo tipo in commercio);
  • In Italia vi sono zone non coperte dal digitale terrestre e quindi c’è il rischio che in queste zone il passaggio alla nuova tecnologia comporti la scomparsa assoluta del segnale televisivo È stata lanciata la piattaforma satellitare Tivù Sat, impiegata da RAI, Mediaset e Telecom a partire dal 1° agosto 2009. I canali RaiSat non sono più visibili con il decoder Sky e c’è stato l’oscuramento dei canali generalisti (il che rappresenta una palese lesione del contratto di servizio pubblico). Se, come si paventa, la RAI togliesse anche RaiUno, RaiDue e RaiTre dalla piattaforma Sky, a farne le spese sarebbe il consumatore, costretto ad acquistare un ulteriore decoder per poter vedere tutti i canali;
  • Anche il posto assegnato sul telecomando è un problema. Se con il decoder si riescono a sintonizzare i canali, la numerazione è spesso casuale e cambia di continuo. Un caos, insomma, tanto che si è ipotizzato che nella numerazione progressiva si dovrà scegliere tra due criteri, l’audience (prima le emittenti con più ascolti e ultime quelle con meno) e il numero dei dipendenti (prima le emittenti con più dipendenti e ultime quelle con meno).

L’attrice comica Luciana Littizzetto è stata esplicita nel salutare ironicamente l’avvento delle nuova tecnologia:« Il digitale terrestre è quella roba che, pagando, ti consente di vedere male la televisione che prima vedevi bene, gratis ».

>Cosa accadrà alle TV locali?
Ultimo segnale di allarme è che le piccole emittenti, quelle che rappresentano le piccole realtà locali, stanno ora scomparendo, dopo essere state il vessillo delle TV libere.
Parliamo di dati reali e non di aria fritta:
- in Sardegna (prima regione ad avere completamente abbandonato il segnale analogico) i piccoli canali come Cinque stelle, Tcs e Videolina hanno perso rispettivamente il 63%, il 44,8% e il 20% degli ascolti.
- In Piemonte, le emittenti Rete 7, Telecupole, Quarta Rete, hanno perso rispettivamente il 53,1%, il 39,7% e il 35,6% degli ascolti.
- Ah, non abbiamo i dati del Lazio perché il passaggio c’è stato di recente (lunedì 16 novembre), ma appena è stato toccato dal problema della pessima (o nulla) ricezione l’area di Palazzo Chigi, il caso è diventato nazionale, ne ha parlato persino il GR1, suggerendo questo: Può essere necessario cambiare la selezione del Paese scegliendo per esempio Germania invece che Italia. Il motivo? Certi decoder hanno la sintonizzazione automatica, altri, nella fase iniziale, vanno resettati di continuo altrimenti registrano più frequenze di quante possano contenerne, per altri ancora bisogna procedere manualmente. Non tutti gli utenti hanno confidenza con i menu d’installazione.

Ma torniamo alle TV locali.

Attualmente le TV locali sono circa 550: si calcola che ne rimarranno 100 e quindi 450 TV locali spariranno per sempre, con gravi ripercussioni sull’occupazione diretta (tecnici, giornalisti, annunciatrici, presentatori, eccetera) e indiretta (collaboratori vari, pubblicisti, piccoli inserzionisti, eccetera). Se facciamo una ipotesi (ottimista!) di 50 persone occupate (direttamente e indirettamente) in ciascuna piccola emittente, i dati finali sono spaventosi: 450 TV sparite significa 90.000 bocche da sfamare!
I responsabili di questo grosso problema sono coloro che non si sono resi conto che il digitale terrestre non è il sistema più adatto e tecnologicamente più avanzato per un paese dall’orografia complessa come l’Italia. Il digitale terrestre è soltanto il sistema (fumo negli occhi) che consente a RAI e Mediaset (proprietari dei sistemi di distribuzione.. ah, vi dice niente il fatto che Paolo Berlusconi – fratello del Presidente del Consiglio – abbia quote rilevanti nelle aziende che producono i decoder?) di conservare la supremazia nella piattaforma terrestre, nell’attesa di passare progressivamente al satellite.
Se proprio dovevano digitalizzare qualcosa, dovevano portare l’utilissima ADSL in tutti i paesi d’Italia, quello sì.
Ma una voce fuori dal coro (quella che state leggendo) che denuncia questa Delusione Truffaldina sul web è difficile da fermare, mentre sul DT (Digitale Terrestre) manco ci arriva, quindi W il Digitale Terrestre!

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2009=2010.

Via Craxi

Inizia il 2010.

Numero tondo. Nuovi propositi, sempre belli sulla carta sempre straccia voltato l’angolo. Di solito era dopo qualche giorno, si attendeva la befana. Quest’anno invece si comincia già dal primo, tutto nel mentre la popolazione si risveglia dai festeggiamenti: “A Graviano viene tolto il 41 Bis.” È bellissimo notare come il corriere lo chiami “isolamento diurno” (ndr). Ma ancor più bellissimo (passatemi il termine) è come esso sia stato concesso in un giorno di festa e dopo, o quasi dopo, aver fatto intendere che Spatuzza è un bugiardo. Illazioni lo ammetto, ma a pensar male…

Il tutto poi prosegue bene in questo inizio 2010. Ormai è sorto il furore Craxi. O meglio, per Craxi.

Una riabilitazione. In Italia funziona così. La gente tira le monetine. Si fa passare un po’ di tempo. Un governo viene eletto perché denuncia questi fatti, dicendo profondamente che la “Prima Repubblica” era finita. E poi, lentamente, si insinua una frase qui e una frase là. Ed ecco il risultato.

“Si potrebbe anche riabilitarlo”.

Questo si pensa e questo si percepisce nel silenzio assordante della popolazione a cui non interessa sinceramente niente.

Di conseguenza poi, per sostenere l’insostenibile escono articoli di giornale sopra articoli di giornali. Chi era Craxi? Cosa fece effettivamente?

8 Gennaio 2010

De Mita: “Giusto riabilitare Craxi. Era parte di un sistema” -il Corriere-

Non importa se parte di un Sistema marcio.

13 Gennaio 2010

Minzolini attacca i magistrati di Mani Pulite e riabilita Craxi: «Uno statista» -il Corriere-

Ennesimo editoriale pro governativo a uso pubblico del direttore. Spieghi dove e come.

15 Gennaio 2010

Spunta il Craxi anti-Pinochet -La Stampa-

Un Craxi Benevolo

18 Gennaio 2010

Il ritratto di un leader -il Corriere-

Non commento proprio.

15 Gennaio 2010

Craxi, primi voli per Hammamet Saranno presenti i ministri Sacconi, Frattini e Brunetta -Il Corriere-

Ministri e politici a commemorare la memoria di un latitante.

18 Gennaio 2010

Napolitano:« Su Craxi è giunta l’ora di un giudizio non acritico ma sereno» -Il Corriere-

Leggendo tra le righe: “Si possiamo riabilitarlo”.

19 Gennaio 2010

Schifani: “Craxi vittima sacrificale” -La Stampa-

Tra Gesù Cristo, Santi e Miracoli e dell’Amore che sconfigge l’odio Isacco è Craxi.

Dopo tutto questo non so davvero cosa dire sul fatto che un anno non è mai diverso dagli altri, è che ultimamente è sempre uguale.

Come le guerre. Con Obama non è cambiato semplicemente niente. E il Nobel a esso ha tanto il sapor di presa per il culo. Anzi, è una presa per il culo.

Possiamo leggere qui dove vediamo che appunto le spese militari non sono scese ma aumentate. Ovvero ancora guerre.

Oppure possiamo leggere da Antonella Beccaria sulle torture. Come l’anno appena passato.

C’è da chiedersi cosa c’è da andare avanti con i numeri degli anni se siamo rimasti ad affrontare le stesse cose.

Io mi immagino un dialogo tra me e il 2010.

-Allora nel 2009 ero a 85°

-Facciamo subito 90°

-Farà male?

-Come l’anno passato, forse più.

Non parlo di Rosarno. Lì l’indecenza è anche troppa.

Scusate l’assenza.

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Dell’Odio e della Ragione.

Lo so che non scrivo da molto. Non avevo tempo, e per la maggiore dovevo fare alcune cose più immediate per me. Spero di ritrovarvi tutti. Dal primo all’ultimo.

In questi giorni è successo di tutto. L’ultimo, il più importante almeno, due giorni fa.

Il ferimento del Presidente del Consiglio.

Fermo restando che si ripudia la violenza sempre, anche se provocata, incentivata, ricercata, accarezzata, e fermo restando il semplice fatto che si parla per falsi moralismi o coniugando fatti e posizioni passate e differenti, completamente differenti (i ventati ritorni degli anni di piombo) porto una esaudiente analisi del gesto che sicuramente apprezzerete come me.

A presto, promesso, e buona lettura:

“Il potere politico della videocarne”

Quello che è successo è terribile. Spiego subito perché, oltre al motivo principale della critica della violenza. Berlusconi ha guadagnato consenso. Il primo livello del consenso consiste nella ratificazione materiale delle sue ossessioni, nella realizzazione vittoriosa del suo incubo (e della sua finzione) di essere perseguitato, del suo restituire un’immagine di sé martirizzata, esposta, eroica.

Ma c’è un altro livello oltre a quello che deriva dall’essere assurto finalmente a vittima in carne ed ossa di continui attacchi, ed è una cosa molto più importante del consenso volontario, e cioè l’eliminazione del dissenso.
Chiunque oggi si permetta di dire anche solo una parola in più rispetto all’espressione della solidarietà, entrando nel merito della sua storia, precedente all’attimo dell’aggressione (come Di Pietro e Rosy Bindi), è assimilato, simbolicamente e politicamente, a chi ha compiuto l’aggressione.

Da grande esperto della comunicazione iconografica, B, scioccato, sanguinante, barcollante dal dolore, ha mostrato la sua grande consapevolezza epica: ha avuto la lucidità di rialzarsi e uscire di nuovo tra la folla. Per vedere? No: per farsi vedere. Sapeva che la sua immagine sanguinante sarebbe stata in grado di trasmettere un messaggio mille volte più potente delle parole che aveva urlato poco prima sul palco, conscio che la sua faccia, il suo visus, finalmente vestito del tragico sul cui filo lui ha sempre camminato, apparteneva alla classe delle immagini potenti, quelle in cui il pathos è veicolato dallo spettacolo, al pari delle immagini dell’esplosione delle torri gemelle e di tutte le figure in cui la bellezza tragica esonda dal corpo in rovina e allaga, indirizzandole, le percezioni di chiunque.
Icona Videodromica per eccellenza, il suo viso in serigrafia è già, poche ore dopo, entrato dentro la nostra percezione estetica e politica.

E qui veniamo alla seconda motivazione del terribile: il fatto che l’aggressore fosse uno psicolabile può essere inteso in un doppio, affilatissimo, senso. Si potrebbe dire (è questa la linea seguita da Capezzone e da altri esponenti del Pdl) che poiché quella persona era fragile è stata più sensibile di altre alla campagna d’odio messa in atto contro il premier dalla sinistra, dalla stampa, dai magistrati. Questo vuol dire che l’opposizione politica, il dissenso popolare e la legalità sono strumenti, ormai, eversivi, che agiscono esclusivamente nell’ottica di procurare il massimo danno a B, e non nel rispetto delle regole. E che è solo per l’incrollabile amore che lega le masse alla persona del Premier che episodi del genere non avvengono quotidianamente.

D’altra parte, il fatto che il gesto sia stato compiuto da un “folle”, da un malato, giustifica l’idea secondo la quale l’episodio parla di un caso isolatissimo, patogeno, anomico, di dissenso violento, dal quale ognuno di noi è costretto, dalla propria sensibilità e dal proprio senso etico, a dissociarsi.

Non a caso, B manda a dire dall’ospedale due cose: la prima è “non pensavo ci fosse tanto odio”, come se non ci fosse un dissenso “sano” nel paese contro la sua persona e il suo operato, perché se ci fosse ormai potrebbe manifestarsi solo nelle forme violente dell’aggressione fisica. Questo chiaramente lo rende intoccabile, incriticabile.

L’altra cosa che B manda a dire è: “sono miracolato”. Ecco l’altra violenza, quella linguistica, l’altro livello in cui si esprime il terribile del suo senso della politica: B riguadagna il terreno pericoloso della terminologia sacra, carismatica (l’unto dal Signore), magica, riassumendo in pochi minuti l’abito del martire, di colui che lotta contro tutto e tutti, invincibile, emissario diretto della volontà popolare attraverso la quale si esprime Dio.

La sua immagine potente agisce come una droga: non si può non guardarla e schierarsi. Restare intrappolati al primo livello – e cioè pietà contro sadismo, gruppi di Facebook pro o contro l’aggressore – è l’inganno a cui bisogna sfuggire, perché non permette di vedere la totalità della realtà del rischio politico a cui questo avvenimenti espone il paese.

Per fortuna, l’aggressione non ha leso l’occhio o, peggio, altri organi vitali. Per fortuna per l’ovvio motivo umano, ma anche per il motivo razionale che politicamente sarebbe stata l’apoteosi della videocrazia, il trionfo di un’ideologia mortifera della rappresentanza popolare: rabbrividisco pensando al grottesco di un premier con la benda nera, in piedi alla presidenza di un Consiglio ormai ridotto a puro organo di ratificazione della sua volontà, con l’opposizione azzerata, come si vuole fare in Iran, ma in più forte del potere del suo corpo invincibile, sempre più violento, incattivito, un Dottor Stranamore tragicomico che guida le sorti di un Paese spingendo un bottone con la mano guantata, un O’Blivion totale.

Di Daniela Ranieri

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Immaginario.

L’immagine è molte cose nella vita. Non è un inizio saccente è sola una constatazione. Viviamo in cerca delle immagini. Da piccoli la curiosità era investita dal primo acchito con le immagini. Ci piaceva? Era nostro.

Crescendo le immagini prendono connotati più ampi. La propria immagine è l’essenza di quello che noi vogliamo mostrare o almeno come ci piacerebbe essere percepiti. Ecco. Percepire.

L’immagine è percezione.

Come toccare con il tatto, sentirne la sensazione, conoscerla e sfiorarla. L’immagine è accarezzata dagli occhi e percepita secondo nostra mentalità.

La società di oggi è immagine, con l’aggiunta di parole, opinioni e musica.

Un’immagine singola e al singolo dice solo quello che fa provare, quindi è dono soggettivo. Se però la stessa immagine viene contornata da parole, opinioni, tesi e quanto altro allora lentamente e senza rispetto per nessuno, il fatto non è più soggettivo, o meglio può esserlo ma tende a essere veicolato verso altro.

Mi son sempre chiesto quel è l’immagine o video che ci possa rappresentare i questo periodo e sinceramente non ho saputo trovare niente di bello e capace di rappresentare tutto l’insieme di cose che mi porto dietro. Niente.

Però, sempre nelle immagini ho trovato lo specchio di quello che preferirei non vedere.

Vi ricordate il video di Napoli:

Ora ve lo ricordate.

Non voglio parlare della noncuranza di chi ha assistito, prima, durante e dopo, all’omicidio (che fa male e mi fa schifo al contempo) ma per quanto si è stati capaci nel dopo di dire. Ovvero:

“Era necessario mostrare un video così forte?”

Rileggete la domanda. Magari riguardate anche il video.

Questa domanda è quanto di più inetto che si poteva fare. Qualcuno scrisse, non ricordo dove, forse Spinoza:

“Freddato dalla camorra in pieno giorno tra l’indifferenza dei passanti. Scandalizzati poi dal video”

Niente di più vero. Siamo ridotti a questo. Pur di allontanare il problema si cerca di sostituire il problema con un’immagine diversa. Il sole anziché la pioggia. Il verde al marrone. E via similmente. Molto simile alla legge contro la prostituzione della Carfagna in cui alla fine del ragionamento perpetuo della stessa e della stessa legge si capiva che il reato non era chi andava a puttane, il reato non era chi costringeva le donne a prostituirsi. Il reato è la visibilità delle stesse sulle strade. Indi che fare?

Via le donne dalla strada, spostandole nelle case. Lontano dagli occhi e lontani dal cuore. Il reato della visibilità eccessiva.

L’ultima immagine del giorno dopo che voglio mostrarvi non senza difficoltà, è il volto di Stefano Cucchi (cliccate per vederlo). Dice molte cose. Io posso solo dire che ogni volta che c’è qualcosa che non quadra ci sono sempre mille problemi a trovare una soluzione. Mille ma se, mille ma perché. E questo anche un bambino lo potrebbe capire.

Anche un bambino.

Giovanardi invece ha un pensiero tutto suo, più complicato e più sofisticato:

“La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente… E poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato… Certo, bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così”

Dimissioni Subito. (Wikipedia riporta già la perla del Senatore).

Quale immagine vi fa venire in mente tutto questo?

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